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Morte Antonio Stano: emerse violenze ad un altro uomo

Alessandra Cannetiello by Alessandra Cannetiello
26 Giugno 2019
Reading Time: 4 mins read
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Sono state eseguite nella mattinata odierna 9 ordinanze, emesse dai Giudici per le indagini preliminari, presso il Tribunale ordinario e quello per i minori, nei confronti di un maggiorenne e di minorenni, ritenuti a vario titolo gravemente indiziati in concorso dei reati di tortura, lesioni, danneggiamento e violazione di domicilio aggravati. Le indagini, curate dal PM Epifani e coordinate dal Procuratore Carlo Capristo e dal Procuratore dei Minori, Pina Montanaro, hanno consentito di tracciare una rete di microcriminalità che, grazie alla mole di materiale probatorio raccolto in questi ultimi mesi, ha permesso di estendere il raggio delle indagini ad altri soggetti. Soggetti che, secondo quanto emerso, si sarebbero resi responsabili – a vario titolo – di alcuni episodi di violenza nei confronti di un uomo di 53 anni – affetto da insufficienza mentale grave – che, attirato in ore notturne all’esterno della sua abitazione, sarebbe stato oggetto delle angherie di 4 dei 9 indiziati (due minori e due maggiorenni) che con feroce violenza lo avrebbero preso a calci e pugli, provocandogli anche la perdita dei denti incisivi.

ERCOMUNICAZIONE ERCOMUNICAZIONE ERCOMUNICAZIONE

Il quadro aberrante emerso negli ultimi mesi, parte dalla vicenda di Antonio Cosimo Stano, morto il 23 aprile 2019, dopo 18 giorni di ricovero nell’ospedale “Giannuzzi” di Manduria.

La morte di Antonio Stano ha scosso l’opinione pubblica, non solo per le numerose violenze fisiche e psicologiche, le continue irruzioni della “comitiva degli orfanelli” in casa dell’uomo, la crudeltà delle torture inflitte e la condizione di terrore vissuta dall’uomo, ma anche per l’evidente impotenza di Stano nel difendersi dal “branco” e la percezione dell’assenza di una comunità – quella manduriana – che avrebbe potuto impedire il ripetersi di torture che, con molta probabilità, sarebbero iniziate nel 2012 (nel 2012 Antonio Stano presentò un esposto a carico di ignoti).

Atti criminali perpetrati in branco che evidentemente, secondo quanto emerso dalle indagini, non si sarebbero circoscritte ad Antonio Stano – nell’individuazione dunque di un unico soggetto – ma che avrebbero riguardato un’altra persona incapace di difendersi, diventata oggetto di scherno, angherie, divertimento macabro e cruento di 4 degli indiziati odierni.

Durante la conferenza terminata poco fa, alla presenza del Questore Giuseppe Bellassai e dei due procuratori, Capristo e Montanaro, sono stati illustrati i dettagli dell’attività investigativa che hanno condotto alle misure cautelari: in particolare, decisivo per l’identificazione degli attuali indagati è stato il materiale video e le chat ritrovate – con file originale, che ha permesso la datazione degli eventi e geolocalizzazione degli eventi criminosi – nel telefono di uno degli indagati. Materiale probatorio che ha consentito di identificare i soggetti e confermato poi dalle dichiarazioni rese dagli interrogati.

Attraverso l’acquisizione del materiale sono stati ricostruiti alcuni episodi a danno del secondo soggetto, Fiorello Stano – che non ha alcuna parentela con la prima vittima, Cosimo Antonio Stano – ma che abitava nelle vicinanze della casa del pensionato manduriano.

Il 1° aprile, secondo quanto emerso, sarebbe stato organizzato e pianificato un raid con le stesse modalità con cui venivano perpretrate le violenze nei confronti di Antonio Stano; la seconda vittima di queste incursioni, il signor Fiorello Stano, sarebbe stato infatti raggiunto dal branco, trascinato fuori dalla sua abitazione, insultato e poi picchiato brutalmente, preso a calci e pugni, con una violenza inaudita.

Gli indagati sono 8 minorenni – di età compresa tra 15 e 17 anni – ( identificati nel gruppo di persone accusate delle violenze inflitte ad Antonio Stano) ed un maggiorenne, già in carcere per aver preso parte alla prima aggressione degli “orfanelli”, avvenuta il 1° aprile ai danni di Antonio Stano.

Dai contenuti di quest’ultima chat e poi ancora dall’ascolto di altre testimonianze sono emersi altri violenti attacchi alla casa di Stano Antonio, orrende scene di sopraffazione e violenza, il tutto al solo scopo di procurarsi materiale da far girare sulle chat telefoniche  e sui social network per quel che viene definito dallo stesso GIP un “malvagio divertimento”: l’“Ultima di Carnali”, questo il nome della chat in cui gli odierni indagati, così come avveniva nella prima, si scambiavano fotografie e filmati relativi alle loro aberranti imprese in danno di colui che erano soliti indicare come “lu pacciu”.

La sera del martedì grasso (05.03.2019), gli indagati si sarebbero organizzati per portare a termine l’ennesima incursione a casa di Antonio Stano. Decidendo tramite chat cosa indossare, l’ora in cui agire – ovvero a sera inoltrata – le maschere e le mazze da utilizzare. Poi, dopo aver “agito”, sarebbero tornati a commentare divertiti e con soddisfazione (“…cè carnevali…lu pacciu è impacciuto lu triplu”)  le azioni di ciascuno, e condividendo la “foto di gruppo” in cui tutti indossavano delle maschere. A quella foto e alcuni video viene però fatto cenno in altre e successive chat, i cui contenuti, messi tutti in relazione fra essi, hanno consentito di individuare i responsabili. Come già ritenuto per i componenti della “Comitiva degli Orfanelli”,  anche gli odierni indagati (componenti del gruppo “Ultima dei Carnali”)  hanno agito nella consapevolezza di infliggere acute sofferenze ad un soggetto che versava in un chiaro stato di minorata difesa, da loro pienamente conosciuto ed appellato come “lu pacciu”,  a cui veniva riservato da anni un inumano trattamento (insulti, atti vandalici, calci, pugni, schiaffi, percosse con bastoni, anche soltanto simulati per incutergli disperazione).

Sono 4 gli episodi – del 3, 5 e 11 marzo, a danno di Antonio Stano e quello del 1 aprile ai danni di Fiorello Stano – ricostruiti minuziosamente dagli inquirenti e che hanno evidenziato lo stesso modus operandi, la stessa crudeltà e la stessa indifferenza nei confronti di un soggetto fragile fisicamente e psicologicamente, per perpetrare le violenze. L’episodio, ricostruito appunto grazie al video rinvenuto nel telefono di uno degli indagati  – che aveva ripreso l’intera scena – ed agli ulteriori accertamenti compiuti dalla Squadra Mobile e dal Servizio Centrale Operativo, che attraverso l’analisi di tabulati prima ed i rilievi  (analisi morfologica) più tecnicamente avanzati operati dal Servizio di Polizia Scientifica (sezione indagini elettroniche) poi, hanno consentito di risalire all’identità dei responsabili. Ad aver confermato quest’ultimo episodio la stessa vittima, nonché il fratello e la badante del medesimo.

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Alessandra Cannetiello

Nata a Taranto, classe ’83. Laureata in Comunicazione all’Università degli Studi di Perugia. Ha collaborato nel 2007 con il Periodico “VivaVoce” di Sava (Ta) e occasionalmente, dal 2014, con il magazine “Il caffè vitruviano” di Roma. Ha collaborato occasionalmente con la redazione Pugliapress. Per contatti: a.cannetiello@tarantinitime.it

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