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Baby gang di Manduria, rito abbreviato per tre imputati: chiesti 20 anni di carcere per la morte di Stano

Alessandra Cannetiello by Alessandra Cannetiello
9 Maggio 2020
Reading Time: 2 mins read
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Morte Antonio Stano: emerse violenze ad un altro uomo
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“Come l’avete combinato il pazzo?” queste alcune delle tante frasi di scherno, utilizzate quotidianamente nelle chat di WhatsApp della “comitiva degli orfanelli” di Manduria, la baby gang responsabile delle torture psicologiche e fisiche inflitte ad Antonio Cosimo Stano, pensionato 66enne manduriano, morto il 23 aprile 2019 nell’ospedale “Giannuzzi” di Manduria, dove si trovava ricoverato da 18 giorni, in preda a sofferenze terribili e alla paura.

20 anni – con rito abbreviato – la pena che il PM Remo Epifani, ha chiesto per tre dei giovani – due di 19 anni e uno di 23 anni – di Manduria (Gregorio Lamusta, Antonio Spadavecchia e Vincenzo Mazza) nel processo dinanzi al gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli. per la morte di Stano.

L’accusa formulata per i tre imputati è di concorso, a vario titolo, del reato di tortura aggravata da morte sopraggiunta, di percosse, molestie, lesioni personali, furto, sequestro di persona e violazione di domicilio. La condanna chiesta inizialmente dal PM era di 30 anni di carcere, poi ridotta a 20 con il rito abbreviato. I soggetti coinvolti sono 16 (tra cui i 3 maggiorenni a processo), 13 già giudicati e in affidamento in prova dei servizi sociali per un periodo da un anno e mezzo e tre anni.

Le aggressioni e le minacce, le incursioni notturne filmate dagli stessi componenti della baby gang di Manduria, per spaventare Stano, sono state concausa della morte del pensionato manduriano. A confermare questa tesi, furono i risultati dell’esame autoptico dell’uomo. L’analisi degli elementi probatori, uniti al quadro clinico del 66enne, portarono alla correlazione tra la comparsa di patologie di cui Stano era affetto (in particolare l’ulcera duodenale) e le condotte degli indagati.

La vittima era sopraffatta dalla paura a tal punto da essersi barricata in casa per diversi giorni, quando intervenne la polizia. Furono proprio gli agenti, dopo la segnalazione di una vicina del povero pensionato, a rassicurare e convincere Stano ad uscire dalla sua abitazione – ritrovato in uno stato di inedia e di scarse condizioni igienico-sanitarie – per poterlo condurre all’ospedale “Giannuzzi” .

Al momento del ricovero Stano presentava diverse ecchimosi agli arti inferiori, tracce di sangue sulle labbra, tra i denti, sul viso – e nella struttura sanitaria trascorse le ultime settimane precedenti alla morte.

A margine della conferenza stampa del 30 aprile – con il fermo di indiziato di delitto per 8 dei componenti della baby gang – il procuratore Capristo parlò di “indagine sui silenzi”, riferendosi alla larga diffusione dei video delle violenze diffusi nella comunità di Manduria.

Aggressioni e torture che, secondo gli inquirenti, andavano avanti dal 2012 a qualsiasi ora del giorno e della notte. Veri e propri atti di crudeltà che la baby gang degli “orfanelli”, filmava e poi faceva girare in rete, come fosse un trofeo di caccia: facendosi vanto di aver sopraffatto un uomo solo e vulnerabile e affetto da insufficienza mentale grave

La sentenza per i tre imputati è prevista per il 22 maggio, mentre la difesa degli imputati verrà ascoltata nell’udienza fissata il 15 maggio.

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Alessandra Cannetiello

Alessandra Cannetiello

Nata a Taranto, classe ’83. Laureata in Comunicazione all’Università degli Studi di Perugia. Ha collaborato nel 2007 con il Periodico “VivaVoce” di Sava (Ta) e occasionalmente, dal 2014, con il magazine “Il caffè vitruviano” di Roma. Ha collaborato occasionalmente con la redazione Pugliapress. Per contatti: a.cannetiello@tarantinitime.it

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