Telefonate studiate nei dettagli, un tono convincente e un copione costruito per separare i componenti della famiglia e impedire loro di confrontarsi. È il meccanismo utilizzato in due recenti truffe ai danni di anziani a Montemesola, sulle quali stanno indagando i Carabinieri della locale Stazione, agli ordini del comandante Francesco Muolo. L’ultimo episodio si è verificato tre giorni fa.
In uno dei casi i truffatori hanno contattato telefonicamente una delle vittime spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine. All’uomo è stato riferito che la sua automobile risultava coinvolta in una rapina ai danni di una gioielleria e che, per questo motivo, avrebbe dovuto raggiungere una caserma a Taranto.
L’uomo, convinto della veridicità della telefonata, si è effettivamente allontanato da casa per recarsi in caserma. Ed è proprio a quel punto che è scattata la seconda parte del raggiro.
I complici hanno contattato la moglie, continuando a spacciarsi per appartenenti alle forze dell’ordine e sostenendo che il marito si trovasse in caserma. La donna è stata intrattenuta al telefono, mentre le veniva spiegato che alcuni finanzieri in borghese sarebbero arrivati nella sua abitazione per controllare gli oggetti in oro e verificare la matricola delle banconote presenti in casa.
Una messinscena che ha reso credibile anche l’arrivo degli uomini alla porta. La donna ha quindi consegnato ciò che le era stato richiesto e i truffatori si sono allontanati portando via oro e denaro per un valore complessivo di circa 1.300 euro.
Un raggiro simile ha avuto come vittima un’altra donna anziana. Anche in questo caso i malviventi si sarebbero presentati come operatori delle forze dell’ordine in borghese, riuscendo a entrare nell’abitazione e a impossessarsi di oggetti in oro e banconote.
Il sistema utilizzato segue uno schema preciso. Con una prima telefonata i truffatori prospettano una situazione apparentemente grave e urgente: un’automobile coinvolta in una rapina, una targa clonata, un incidente o altri episodi che richiederebbero l’immediata presenza di un familiare in caserma. L’obiettivo è convincere una persona ad allontanarsi dall’abitazione.
Mentre questa raggiunge realmente una caserma o un ufficio delle forze dell’ordine, i complici continuano a parlare al telefono con chi è rimasto a casa. In questo modo mantengono la vittima sotto pressione e, soprattutto, rendono più difficile che possa telefonare al familiare appena uscito per verificare ciò che sta accadendo.
A quel punto entra in scena un altro complice, che si presenta alla porta qualificandosi come finanziere, poliziotto o comunque appartenente alle forze dell’ordine in borghese. La richiesta di mostrare denaro, gioielli o altri beni viene collegata alla falsa indagine raccontata poco prima al telefono. Una volta entrati in possesso di oro e contanti, i truffatori si allontanano.
Le telefonate di questo tipo vengono segnalate con frequenza crescente e le storie utilizzate possono cambiare, mentre il meccanismo resta sostanzialmente lo stesso. Per questo è fondamentale non consegnare denaro o preziosi a chi si presenta a casa dopo telefonate di questo genere e verificare autonomamente ogni richiesta rivolgendosi direttamente alle forze dell’ordine.
Sui due episodi avvenuti a Montemesola sono in corso gli accertamenti dei Carabinieri per risalire agli autori delle truffe.
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