Ventuno persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e un presunto sodalizio criminale di tipo mafioso che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe avuto la propria base operativa a Manduria. È l’esito dell’operazione eseguita nelle prime ore di questa mattina dalla Polizia di Stato, su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce e su richiesta della Procura distrettuale antimafia.
Un’inchiesta che delinea un quadro articolato e nel quale, accanto all’ipotesi di associazione mafiosa, compaiono numerose altre contestazioni. Si va dall’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e dallo spaccio alla detenzione illegale di armi da guerra e del relativo munizionamento, fino al porto illegale di armi comuni da sparo con matricola abrasa. Contestati, a vario titolo, anche ricettazione, porto in luogo pubblico di ordigni esplosivi, estorsione e rapina.
Secondo l’accusa, alcuni dei reati sarebbero stati commessi avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà derivanti dall’appartenenza al presunto clan, il cosiddetto metodo mafioso, oppure con la finalità di agevolarne l’attività.
Tra gli aspetti che emergono dall’inchiesta c’è anche la capacità che l’organizzazione avrebbe avuto di mantenere la propria operatività nonostante la detenzione del presunto vertice. Le richieste estorsive, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbero interessato realtà molto diverse: dagli abitanti delle case popolari, anche attraverso minacce collegate alle utenze, fino ad alberghi, imprese edili e all’associazione assegnataria del servizio 118.
Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Cosimo Micera, Lorenzo Bullo, Rosario Frascella e Salvatore Maggio.
Sull’operazione è intervenuto Giovanni Maiorano, deputato di Fratelli d’Italia e componente della Commissione parlamentare Antimafia.
“A Manduria questa mattina è arrivata una risposta forte a chi pretende di imporre la propria legge sul territorio. La Polizia di Stato ha eseguito 21 misure cautelari in carcere nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Tra i destinatari c’è anche Vincenzo Stranieri, detto “Stellina”, già detenuto per precedenti reati.
Secondo l’accusa, le indagini avrebbero ricostruito un’organizzazione capace di alimentare il proprio potere attraverso droga ed estorsioni, esercitando una pressione capillare sul territorio e mantenendo la propria operatività anche durante la detenzione del presunto vertice.
Ed è questo l’aspetto che più deve far riflettere: le richieste estorsive avrebbero raggiunto gli abitanti delle case popolari, con minacce legate alle utenze, ma anche hotel, imprese edili e persino l’associazione assegnataria del servizio 118. Quando la criminalità arriva così vicino alla vita quotidiana delle persone, non siamo più soltanto davanti a un problema di sicurezza, ma al tentativo di sostituire la presenza delle istituzioni con la paura. Questo non lo possiamo accettare. Una famiglia, un commerciante, un imprenditore o un operatore del 118 hanno il diritto di vivere e lavorare tranquilli, liberi da ogni forma di intimidazione e condizionamento criminale.
Ai cittadini di Manduria e del territorio tarantino voglio dire una cosa semplice: non siete soli. La presenza dello Stato si misura anche così: quando indaga, quando arresta, quando sequestra, quando ascolta chi denuncia. E deve esserci ogni giorno, prima ancora che la paura possa diventare normalità.
Rivolgo il mio plauso alle donne e agli uomini della Polizia di Stato, agli investigatori, alla DDA di Lecce e a tutti coloro che hanno lavorato a questa importante operazione.
Da componente della Commissione parlamentare antimafia seguirò con attenzione gli sviluppi dell’inchiesta. La lotta alla mafia significa presidiare il territorio, sostenere chi denuncia e garantire a cittadini e imprese libertà e sicurezza.
Lo Stato non deve soltanto arrivare quando la mafia viene colpita. Deve essere presente ogni giorno. E a Manduria, oggi, questa presenza si è fatta sentire con forza”.
All’operazione ha dedicato un intervento anche Fabio Conestà, segretario generale del Mosap, che ha espresso il plauso del sindacato alle donne e agli uomini della Polizia di Stato impegnati nell’attività investigativa.
“Quando si arriva all’esecuzione di provvedimenti di questa portata – ha sottolineato Conestà – si vede soltanto l’ultimo passaggio di un lavoro molto più lungo. Prima ci sono mesi di attività investigativa, controlli, riscontri, sacrifici e responsabilità che i poliziotti affrontano lontano dai riflettori. È a loro che oggi deve andare il nostro ringraziamento”.
Conestà ha richiamato anche la necessità di assicurare agli operatori impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata uomini, mezzi e strumenti adeguati, sottolineando come l’attenzione verso il lavoro delle forze dell’ordine non possa concentrarsi soltanto in occasione delle grandi operazioni.
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