Trasformare le risorse destinate a Taranto in investimenti capaci di lasciare sul territorio imprese, lavoro stabile, competenze e capacità produttiva. È la proposta avanzata da Taranto Think Tank dopo l’ordinanza della Corte d’Appello di Milano sulla vicenda ex Ilva.
Il punto di partenza è il riferimento dei giudici alla prevedibilità dello scenario legato allo stabilimento. Per il referente Angelo Fanelli, proprio questo elemento chiama in causa la capacità della politica di programmare negli anni un percorso che riducesse la dipendenza della città dalla grande industria.
“È proprio da questa parola, “prevedibile”, che dovrebbe partire una riflessione più ampia sulla responsabilità politica. Se uno scenario era conoscibile e concretamente anticipabile, il compito delle istituzioni non poteva essere soltanto quello di intervenire quando il rischio si fosse trasformato in emergenza. Occorreva preparare per tempo una prospettiva diversa, capace di accompagnare Taranto verso una minore dipendenza da un’unica grande presenza industriale”, afferma Fanelli.
Una responsabilità che, precisa il Think Tank, non viene attribuita a un singolo Governo o a una determinata amministrazione, ma riguarda differenti livelli istituzionali e stagioni politiche.
Su queste premesse nasce l’idea del “Patrimonio Taranto”. Non un nuovo fondo, ma un criterio con il quale programmare e valutare l’utilizzo delle risorse già destinate o che saranno destinate alla città.
“Taranto, negli anni, ha conosciuto fondi, programmi, misure straordinarie e interventi emergenziali. Il punto, oggi, non è soltanto quante risorse verranno ancora stanziate, ma che cosa quelle risorse riusciranno realmente a lasciare sul territorio”.
Il patrimonio indicato nella proposta dovrebbe tradursi in nuove imprese capaci di insediarsi stabilmente, occupazione, ricerca, competenze, investimenti privati, infrastrutture produttive e nuove filiere. La valutazione degli interventi, secondo Taranto Think Tank, dovrebbe quindi considerare non soltanto la capacità di spendere le risorse disponibili, ma gli effetti economici prodotti nel tempo.
Per mettere in pratica il modello viene proposta una cabina di regia che riunisca istituzioni nazionali, regionali e territoriali insieme alle competenze tecniche necessarie. Il suo compito sarebbe coordinare le principali risorse e stabilire criteri comuni per verificare, attraverso indicatori misurabili, quanto ciascun intervento riesca a produrre effetti durevoli.
“Non un ulteriore tavolo, quindi, ma un luogo di programmazione, coordinamento e verifica”.
Il Think Tank richiama anche l’esperienza dei Giochi del Mediterraneo come esempio della capacità di una scadenza definita, accompagnata da una regia e dalla concentrazione delle risorse, di accelerare investimenti e decisioni. Un metodo che, secondo la proposta, dovrebbe essere trasferito alla programmazione economica del territorio.
“La domanda decisiva è semplice: quando i fondi saranno stati spesi, che cosa resterà a Taranto? Se resteranno imprese, lavoro, competenze e nuova capacità produttiva, allora quelle risorse saranno diventate patrimonio”.
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