Ventiquattro ore di sciopero per i lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto. La mobilitazione è partita questa mattina al termine dell’assemblea davanti alla Portineria imprese dello stabilimento, con Fim, Fiom, Uilm e Usb che hanno proclamato l’astensione dal lavoro dalle 9 di oggi alle 7 di domani.
Al centro della protesta c’è il rischio di licenziamenti collettivi che riguarda circa 2.500 addetti. Lo sciopero precede il confronto tra Governo e organizzazioni sindacali previsto domani, martedì 15 settembre, a Palazzo Chigi.
“Il tempo è scaduto – dichiara Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della Uil Taranto –. Domani a Palazzo Chigi il Governo dovrà dare risposte precise e immediate. Non è più accettabile che siano i lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’incertezza industriale e dei ritardi accumulati negli anni. Chiediamo il ritiro immediato delle procedure di licenziamento e l’adozione di misure straordinarie per tutti i lavoratori coinvolti”.
La Uil indica tra le priorità del confronto il blocco dei licenziamenti, l’utilizzo di ammortizzatori sociali straordinari e garanzie di continuità occupazionale nei cambi di appalto e nei passaggi societari. A queste richieste si aggiunge la definizione di un piano industriale per il futuro dello stabilimento.
Una parte della proposta riguarda le conseguenze dell’eventuale fermata dell’area a caldo. Secondo il sindacato, le aree interessate dovranno essere messe in sicurezza e bonificate con risorse garantite dal Governo, impiegando, per quanto possibile, gli stessi lavoratori dello stabilimento e dell’indotto.
“Le risorse per realizzare questi interventi devono essere assicurate dal Governo e le attività devono essere svolte, per quanto possibile, utilizzando gli stessi lavoratori oggi impiegati nello stabilimento e nell’indotto. La messa in sicurezza e la bonifica non possono trasformarsi in un’altra occasione di espulsione dal lavoro: devono diventare, invece, un percorso di tutela occupazionale e di risanamento del territorio”, afferma Oliva.
La Uil guarda anche all’area a freddo come possibile spazio per garantire una parte della continuità produttiva e occupazionale. Il sindacato richiama in particolare la laminazione e sostiene la necessità di programmare nuovi investimenti sugli impianti, accompagnandoli con formazione, riqualificazione e reimpiego del personale.
“Se ci sarà un investimento sull’area a freddo, quella parte dello stabilimento potrà rappresentare una concreta opportunità di continuità produttiva e occupazionale – sottolinea Oliva –. La laminazione è nelle condizioni di lavorare la bramma e i relativi forni sono alimentati da mesi con gas metano, non più con i gas derivanti dai processi dell’area a caldo”.
Per il coordinatore territoriale della Uil, le garanzie dovranno riguardare anche i dipendenti delle aziende esterne. “Non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”. Da qui la richiesta di una clausola sociale che tuteli il personale dell’appalto e dell’indotto nei cambi di appalto, nei passaggi societari e nella riorganizzazione delle attività.
“Basta contrapposizioni tra salute, ambiente e lavoro – aggiunge Oliva –. Bisogna fare pace con la città. Taranto ha diritto a un modello industriale nuovo, compatibile con la salute e con l’ambiente, ma anche capace di garantire occupazione, reddito e dignità”.
La Uil attende quindi dal vertice di Palazzo Chigi misure immediate sul fronte occupazionale e indicazioni sul futuro produttivo: “Domani a Palazzo Chigi servono decisioni: ritiro dei licenziamenti, ammortizzatori sociali straordinari, risorse per la bonifica, garanzie per l’indotto e investimenti sull’area a freddo”.
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