Impiegare i lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto nelle bonifiche e avviare un piano di riconversione pubblica del territorio. È la posizione espressa dal Partito Comunista dopo la conferma del blocco dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto.
Il partito sostiene la linea dei Lavoratori Metalmeccanici Organizzati (LMO) – Sindacato Generale di Classe e chiede l’apertura immediata di un tavolo istituzionale per affrontare insieme la tutela dell’occupazione, le bonifiche, i diritti previdenziali e il futuro produttivo dell’area.
Nel documento viene resposta la contrapposizione tra salute e lavoro che, secondo il Partito Comunista, avrebbe caratterizzato per anni la vertenza siderurgica. Critiche vengono rivolte anche a CGIL, CISL, UIL e USB, accusate insieme alle proprietà industriali di aver contribuito a dividere i lavoratori dello stabilimento dalle famiglie dei quartieri maggiormente esposti all’inquinamento attraverso il timore della perdita dei posti di lavoro.
Per il Partito Comunista, la strada da seguire passa invece dall’attuazione del “Piano Taranto”, elaborato dai comitati cittadini e da LMO-SGC, e dall’utilizzo delle professionalità attualmente impiegate nel polo siderurgico per gli interventi di risanamento ambientale.
“Le bonifiche non sono una spesa passiva a carico dello Stato, ma l’ossatura di un piano straordinario di lavoro stabile, sicuro e qualificato”, si legge nella nota. L’obiettivo indicato è utilizzare le competenze dei lavoratori per la bonifica dei suoli, la decontaminazione delle falde e il risanamento delle aree interessate.
Tra le richieste avanzate figurano una mappatura completa dei lavoratori dell’ex Ilva, del subappalto e dell’indotto con la garanzia del posto di lavoro per ciascun addetto. Sul piano previdenziale vengono chiesti il riconoscimento dell’esposizione all’amianto e della gravosità delle mansioni, insieme all’attivazione di percorsi di prepensionamento.
Il documento chiede inoltre il ristoro dei danni fisici e sanitari subiti dai lavoratori e dalla popolazione e l’avvio delle bonifiche accompagnato da un piano industriale pubblico di riconversione.
Per il Partito Comunista, infine, la vertenza dello stabilimento tarantino non riguarda soltanto il futuro dell’ex Ilva e del suo indotto, ma assume una dimensione nazionale nel confronto sulle politiche industriali e sulla tutela dei lavoratori.
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