Sette morti sul lavoro nei primi sette mesi del 2026 e un’incidenza di 49,5 vittime ogni milione di occupati. Taranto è la terza provincia italiana per incidenza degli infortuni mortali, preceduta soltanto da Vercelli e Cosenza.
I numeri emergono dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, aggiornato al 31 luglio 2026 sulla base dei dati INAIL. Il valore registrato nel Tarantino è nettamente superiore alla media nazionale, ferma a 17,8 decessi ogni milione di occupati.
Vercelli occupa il primo posto con un’incidenza di 71,7, seguita da Cosenza con 57. Dopo Taranto, tra le prime dieci province figurano Palermo, Lodi, Vibo Valentia, Savona, Salerno, Livorno e Frosinone.
“Taranto non può accettare di essere ancora una volta tra le province più esposte al rischio di morte sul lavoro – afferma Gennaro Oliva, coordinatore territoriale UIL Taranto –. Avevamo già lanciato l’allarme nei mesi scorsi, quando nei primi quattro mesi del 2026 avevamo contato tre lavoratori morti. Oggi i numeri confermano che non si tratta di episodi isolati, ma di un’emergenza che impone un cambio di passo”.
Anche il dato pugliese supera quello nazionale. La regione si colloca al quinto posto in Italia per incidenza della mortalità sul lavoro, con 22,3 decessi ogni milione di occupati, ed è classificata da Vega Engineering in zona rossa.
Tra le province pugliesi, oltre al terzo posto nazionale di Taranto, Foggia si colloca al 14esimo, Brindisi al 27esimo, la BAT al 47esimo, Bari al 61esimo e Lecce al 62esimo.
“Questi numeri – continua Oliva – ci dicono che la sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo una tragedia. Servono prevenzione, formazione vera, controlli e investimenti. E serve responsabilità da parte di tutti: Governo, istituzioni, imprese e sistema degli appalti. Non possiamo accettare che il prezzo della competitività venga pagato dalla vita dei lavoratori”.
La UIL torna quindi a chiedere interventi nell’ambito della campagna “Zero morti sul lavoro”. Tra le richieste avanzate al Governo ci sono il rafforzamento degli organici ispettivi e dei controlli, il contrasto agli appalti al massimo ribasso e a cascata, l’esclusione dalle gare pubbliche delle aziende che violano le norme sulla sicurezza e la prosecuzione del percorso per l’istituzione di una Procura speciale dedicata agli infortuni mortali sul lavoro.
“Lo diciamo con chiarezza – conclude Oliva –: zero morti non è uno slogan e non è un numero da raggiungere. È l’unico risultato che possiamo considerare accettabile. Anche una sola vittima è una sconfitta. Taranto e la Puglia non chiedono commemorazioni dopo le tragedie: chiedono che si faccia tutto ciò che è necessario per impedirle”.
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