La teleradiologia non può diventare la risposta alla carenza di radiologi negli ospedali della provincia di Taranto, soprattutto quando a essere coinvolti sono pazienti in emergenza. A contestare la scelta organizzativa dell’Asl Taranto è il deputato di Fratelli d’Italia Dario Iaia, che solleva il problema della gestione dei casi più complessi nei presidi periferici.
Nel mirino ci sono soprattutto le situazioni nelle quali è necessario eseguire una Tac con mezzo di contrasto o un’angio-Tac e potrebbe rendersi necessaria la presenza fisica dello specialista. Secondo Iaia, la possibilità di trasmettere e refertare le immagini a distanza non sarebbe sufficiente a garantire l’intero percorso assistenziale.
“La tecnologia può essere uno strumento utile, ma non può diventare il paravento dietro cui nascondere la carenza di personale”, sostiene il parlamentare, ponendo l’accento sulle conseguenze di eventuali trasferimenti dei pazienti verso altri ospedali.
Iaia richiama in particolare i collegamenti tra Martina Franca e Castellaneta e tra Manduria e Castellaneta, sostenendo che il trasporto in ambulanza potrebbe richiedere tra un’ora e un’ora e mezza. Tempi ai quali andrebbero poi aggiunti quelli necessari per eseguire l’esame, ottenere il referto e stabilire il successivo percorso clinico.
Il problema, secondo il deputato, non riguarderebbe quindi soltanto l’esecuzione dell’esame diagnostico, ma la gestione del paziente qualora la Tac evidenziasse una condizione toracica o addominale tale da richiedere un intervento urgente.
“Non basta fare una TAC. Bisogna garantire ciò che viene dopo”, afferma Iaia. La teleradiologia, nella sua ricostruzione, dovrebbe rappresentare uno strumento di supporto e non sostituire la presenza dello specialista nei casi che richiedono valutazioni immediate e un confronto diretto con gli altri professionisti.
In assenza di assunzioni immediatamente disponibili, Iaia propone una diversa organizzazione delle risorse già presenti nell’Asl. Tra le ipotesi indicate ci sono l’applicazione delle deroghe sugli orari dei radiologi e una mobilità temporanea dai presidi centrali verso quelli periferici, soprattutto durante la notte e nelle fasce caratterizzate dalle maggiori necessità.
Un’altra possibilità sarebbe rimodulare l’impiego degli specialisti impegnati nelle attività programmate e nelle prestazioni CUP, destinandone una parte agli ospedali periferici. L’obiettivo indicato è limitare i trasferimenti in ambulanza e garantire la copertura dei livelli essenziali di assistenza.
La critica si estende anche al metodo utilizzato nelle decisioni organizzative. Iaia chiede alla Direzione sanitaria un maggiore confronto con i medici che lavorano nei diversi presidi e conoscono direttamente le criticità legate all’emergenza.
“La Direzione Sanitaria deve imparare a interloquire con i medici, ascoltando chi ogni giorno lavora nei presidi, affronta le emergenze e conosce concretamente le criticità del territorio”, afferma il deputato, chiedendo che le scelte adottate tengano conto delle conseguenze sull’assistenza.
Il riferimento è agli ospedali di Martina Franca, Manduria e Castellaneta e, più in generale, ai presidi periferici della provincia. Per Iaia, la risposta alla carenza di specialisti deve garantire non soltanto la refertazione degli esami, ma la continuità della presa in carico del paziente durante l’emergenza.
“La tecnologia deve aiutare la sanità, non diventare l’alibi per non affrontare la carenza di medici. Non basta refertare un’immagine. Bisogna garantire la presa in carico del paziente, soprattutto quando è grave. Perché in emergenza la distanza è tempo. E il tempo può essere vita”.
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