Questa mattina sono andata al Palazzetto dello Sport di Montemesola per fare il mio lavoro: documentare l’arrivo del Principe Alberto II di Monaco in occasione delle gare di bocce dei Giochi del Mediterraneo. Tre ore dopo sono tornata in redazione senza una fotografia e senza un video. Nel frattempo, però, sulla scalinata del palazzetto il sindaco veniva immortalato insieme al Principe da un fotografo privato, entrato con un day pass come il mio.
Basterebbe questo per spiegare quanto accaduto.
Non avevo chiesto l’accredito stampa e, proprio per questo, non pretendevo di entrare nel palazzetto o di accedere ad aree riservate. Mi ero posizionata all’esterno, sul suolo pubblico, per riprendere l’arrivo del Principe. Unica notizia per me di interesse. Sono stata fatta spostare e mi è stato impedito di sostare anche nell’area parcheggio.
Successivamente è intervenuto il sindaco, non potevamo stare in strada, e io e un altro collega di un’altra emittente siamo entrati con un day pass.
Dentro, però, non potevamo fare fotografie né video (che poi cittadini comuni hanno scattato, pubblicandole sui social).
Siamo usciti. Abbiamo provato a recuperare qualche immagine dalla strada. Quando siamo riusciti ad avere un video, ci è stato vietato di pubblicarlo. A me è stato chiesto di cancellarlo e persino di dimostrare, attraverso una registrazione dello schermo del telefono, che il file fosse stato effettivamente eliminato.
L’ho fatto. A quel punto il messaggio sembrava inequivocabile: le immagini non si potevano fare.
Poi è arrivata la scalinata.
Mentre due giornalisti presenti per raccontare un evento di interesse pubblico erano ormai stati messi nelle condizioni di non produrre praticamente nulla, davanti al palazzetto un fotografo privato, con il sindaco, realizzava tranquillamente fotografie. Per quanto mi risulta non è iscritto all’Ordine dei Giornalisti, svolge professionalmente servizi fotografici anche per cerimonie private e, soprattutto, non aveva un accredito stampa. Aveva un day pass. Come me. Solo che io con quel pass non potevo fotografare. Lui sì.
E tra le fotografie che poteva realizzare c’erano quelle del sindaco insieme al Principe Alberto di Monaco.
Il problema non è il fotografo. È bene dirlo con assoluta chiarezza. Un professionista stimato, al quale viene consentito di scattare fotografie fa il proprio lavoro e non ha alcuna responsabilità per ciò che, contemporaneamente, viene consentito o vietato agli altri.
Il problema è politico.
Perché il sindaco Vito Antonio Punzi non era all’oscuro di ciò che stava accadendo ai giornalisti. Lo sapeva al punto da essere intervenuto personalmente per permettere a due di noi di entrare. E proprio per questo ciò che è accaduto dopo assume un peso diverso.
Mentre la stampa veniva fermata, spostata, privata della possibilità di realizzare immagini e, nel mio caso, sottoposta persino alla richiesta di dimostrare la cancellazione di un video (ci è mancata la perquisizione personale), la fotografia del primo cittadino con l’ospite illustre poteva tranquillamente essere realizzata.
Non attribuisco intenzioni a nessuno. Mi limito ai fatti.
E i fatti, quando sono sufficientemente chiari, non hanno bisogno di essere accompagnati da insinuazioni.
C’erano due giornalisti con un day pass ai quali era vietato fotografare sul suolo pubblico, per strada. C’era un fotografo privato con un day pass che fotografava in area “protetta”. C’era un sindaco perfettamente a conoscenza delle difficoltà incontrate dai primi. E c’era quello stesso sindaco davanti all’obiettivo del secondo insieme al Principe.
Ognuno può trarre le proprie conclusioni.
Ma un’amministrazione comunale dovrebbe essere la prima a pretendere trasparenza quando l’accesso all’informazione avviene sul proprio territorio. E un sindaco dovrebbe avere una sensibilità particolare quando si accorge che i giornalisti arrivati per raccontare un evento vengono messi nelle condizioni di non poterlo fare.
Perché il punto non è avere una bella fotografia con Alberto di Monaco. Il punto è ciò che accade fuori da quella fotografia.
Fuori dall’inquadratura c’erano due giornalisti che da ore cercavano di documentare la stessa visita. Fuori dall’inquadratura c’erano divieti, spostamenti e un video cancellato. Fuori dall’inquadratura c’era chi sarebbe tornato alla propria testata senza il materiale per il quale si era recato sul posto.
Dentro l’inquadratura, invece, il sindaco e il Principe.
Una sintesi quasi perfetta.
Non chiedo che un giornalista abbia privilegi perché possiede un tesserino. Chiedo l’esatto contrario: che non esistano corsie inspiegabilmente più larghe per qualcuno mentre a chi esercita professionalmente il diritto di cronaca viene chiusa persino la possibilità di lavorare dalla strada.
Se esisteva una diversa autorizzazione concessa a quel fotografo, si dica quale fosse. Se esistevano criteri differenti, vengano spiegati. Se esiste una ragione per cui un professionista con day pass poteva realizzare immagini mentre due giornalisti con day pass non potevano farlo, sarebbe interessante conoscerla.
Perché “le regole sono queste” funziona fino a quando le regole sono davvero le stesse.
Quando invece il divieto sembra inflessibile davanti all’obiettivo della stampa e molto meno problematico davanti all’obiettivo che immortala il primo cittadino, una spiegazione non è una pretesa. È il minimo.
Per questo ho trasmesso una segnalazione formale all’Ordine dei Giornalisti della Puglia e, per conoscenza, al Consiglio di Disciplina Territoriale, riportando quanto accaduto. Sarà chi di competenza a valutare gli aspetti relativi all’esercizio dell’attività giornalistica.
Sul piano politico, invece, una valutazione può farla direttamente chi legge.
Io questa mattina sono tornata senza immagini perché ho rispettato ogni divieto che mi è stato imposto.
Le fotografie, però, sono state scattate. Quelle del sindaco con il Principe, soprattutto.
Non so se sia questa l’idea di comunicazione che Montemesola vuole offrire durante un evento internazionale. So certamente quale dovrebbe essere il ruolo di un’amministrazione pubblica: non scegliere chi debba raccontarla meglio, ma garantire, per quanto nelle proprie possibilità, che chi fa informazione possa svolgere il proprio lavoro senza disparità incomprensibili.
Perché a Montemesola, questa mattina, fotografare Alberto di Monaco per raccontare una notizia era praticamente impossibile. Fotografare il sindaco con Alberto di Monaco, evidentemente, molto meno.
E poi c’è un ultimo aspetto, forse il più semplice.
Oggi Montemesola ha avuto il suo momento di gloria. La presenza del Principe Alberto II di Monaco ha inevitabilmente acceso i riflettori, attirato giornalisti, televisioni, fotografi e testate che difficilmente, in una normale mattina di agosto, avrebbero avuto motivo di raggiungere il nostro paese. È la forza di un grande evento e di un ospite internazionale. Ed è giusto che sia così.
Domani, però, Alberto di Monaco non sarà più a Montemesola. I riflettori si sposteranno, le telecamere andranno altrove e la grande macchina dei Giochi del Mediterraneo proseguirà il suo cammino.
A Montemesola resterà, tra gli altri, Tarantini Time. O forse è più corretto dire che fino a oggi è rimasto Tarantini Time.
Perché vale la pena ricordare una cosa che negli anni abbiamo quasi fatto dimenticare persino a noi stessi: Tarantini Time non è il giornale di Montemesola. Ha sede a Montemesola ma è un quotidiano di Taranto e della sua provincia. Se in questi anni è sembrato spesso più montemesolino che tarantino è perché abbiamo scelto di esserci. Abbiamo raccontato feste, iniziative, associazioni, istituzioni, problemi, successi, tradizioni e persone. Abbiamo acceso un riflettore anche quando non c’erano Principi da fotografare e quando, fuori dai confini del paese, ciò che accadeva qui interessava a pochi o a nessuno.
È stata una scelta editoriale. Non un obbligo. E le scelte editoriali, proprio perché tali, possono cambiare.
Da oggi Tarantini Time torna semplicemente alla propria natura: un giornale di Taranto e provincia, nel quale Montemesola avrà lo spazio che una delle tante comunità della provincia merita quando ci sarà una notizia da raccontare. Né più né meno.
Il momento di gloria di oggi avrà certamente prodotto delle bellissime fotografie. Noi, da domani, torniamo a occuparci della provincia.
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