Oltre 858 detenuti in una struttura con una capienza indicata in circa 350 posti, tre reparti interessati da lavori e una pressione che, secondo i sindacati della Polizia Penitenziaria, sta rendendo sempre più difficile garantire contemporaneamente sicurezza, condizioni detentive adeguate e sostenibilità del lavoro degli agenti. Il carcere di Taranto finisce nuovamente sotto i riflettori con due distinti interventi di OSAPP e SAPPE, che chiedono risposte alle istituzioni sulla situazione dell’istituto.
A fornire i numeri sul penitenziario tarantino è Angelo Maurizio Sciabica, segretario regionale OSAPP Puglia. Secondo quanto riferito dall’organizzazione sindacale, il tasso di sovraffollamento avrebbe ormai raggiunto livelli prossimi al 220%. A complicare ulteriormente la gestione della struttura sarebbe l’indisponibilità piena di un’ala composta da tre reparti, ancora interessata da interventi di ristrutturazione.
Il sovraffollamento non rappresenta l’unica criticità segnalata. OSAPP richiama le difficoltà igienico-sanitarie, le alte temperature del periodo estivo e i problemi legati alla fornitura idrica. Condizioni che avrebbero conseguenze sia sulla popolazione detenuta sia sul personale chiamato quotidianamente a gestire l’istituto.
Sul fronte della Polizia Penitenziaria, Sciabica segnala carenze negli organici, turni particolarmente gravosi e una gestione quotidiana caratterizzata da tensioni ed emergenze. Da qui la richiesta di rafforzare il personale e accelerare gli interventi strutturali.
“Non è più il tempo delle analisi e delle promesse. È il tempo delle decisioni.”
L’OSAPP chiede l’incremento degli organici, il completamento dei lavori di ristrutturazione, interventi sulle condizioni igienico-sanitarie e sull’approvvigionamento idrico e misure capaci di ridurre il numero di persone presenti nella struttura.
Sciabica rivolge l’appello ai parlamentari del territorio che rappresentano il Governo, al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Puglia, alle istituzioni regionali, al Prefetto e alle altre autorità competenti, chiedendo che la situazione tarantina venga affrontata con provvedimenti strutturali.
“Lo Stato dimostra la propria forza quando è presente nei luoghi più difficili e quando sa ascoltare chi, spesso nel silenzio e lontano dai riflettori, garantisce quotidianamente legalità, sicurezza e rispetto delle istituzioni.”
Sul carcere di Taranto è intervenuto anche il SAPPE. Il sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, nei giorni scorsi, ha presentato un esposto alla Procura competente nell’ambito di un’iniziativa che ha riguardato diversi istituti pugliesi e ha successivamente trasmesso la documentazione al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alle altre autorità interessate.
Nell’esposto relativo alle condizioni penitenziarie vengono indicate due principali aree di criticità. La prima interessa la popolazione detenuta e comprende sovraffollamento, temperature elevate durante l’estate, problemi legati alla salute mentale, condizioni di vita e stato delle strutture. La seconda riguarda invece direttamente la Polizia Penitenziaria, con particolare riferimento a organici, sicurezza degli agenti, carichi di lavoro, condizioni ambientali ed esposizione al fumo passivo.
Secondo il segretario nazionale SAPPE Federico Pilagatti, l’iniziativa punta sia alla tutela del personale sia alla garanzia delle condizioni previste per le persone detenute.
“L’iniziativa non rappresenta in alcun modo una sfida alle Istituzioni ma un doveroso sostegno nei confronti delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili ed usuranti, e nello stesso tempo un richiamo alla necessità di garantire condizioni rispettose della dignità e dei diritti fondamentali delle persone detenute.”
Il SAPPE riferisce di non aver ricevuto, al momento, indicazioni successive all’invio della documentazione e sollecita un intervento delle autorità sulla situazione denunciata.
“A tutt’oggi nessuna indicazione è giunta al SAPPE, ma questa forse è la cosa meno importante, ci auguriamo invece che il Capo dello Stato e le altre autorità leggano il nostro appello con attenzione e responsabilità, perché riteniamo inaccettabile che situazioni di grave sofferenza e di persistente illegalità, vengano considerate una normale conseguenza della detenzione, sperando che in attesa degli invocati interventi non ci scappi il morto.”
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