I riflettori dei Giochi del Mediterraneo rischiano di spegnersi su una Taranto alle prese con fabbriche ferme, lavoratori senza stipendio e imprese dell’indotto allo stremo. È lo scenario tracciato da Aigi, l’Associazione Imprese Indotto ex Ilva, che torna sulla crisi dello stabilimento dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano e accusa politica e istituzioni di non aver ancora individuato una soluzione capace di evitare le conseguenze dello stop all’area a caldo.
L’associazione sceglie un’immagine particolarmente forte per descrivere questa fase: l’orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave affonda.
“È esattamente ciò che sta accadendo a Taranto. Dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che dispone lo stop dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva, la città intera sembra avvolta da un torpore collettivo, da un’ubriacatura che coinvolge cittadini, forze politiche e istituzioni, dal governo nazionale fino alle articolazioni locali.”
Nel mirino finiscono i numerosi confronti istituzionali delle ultime settimane, dal tavolo tecnico al Mimit alle ipotesi formulate per il futuro dello stabilimento. Per Aigi, al susseguirsi di riunioni e dichiarazioni non sarebbe ancora corrisposta una decisione in grado di indicare una prospettiva concreta per migliaia di lavoratori.
“Si moltiplicano tavoli, dichiarazioni, prese di posizione. Si naviga a vista tra sciopero, tavolo tecnico al Mimit ed exit strategy annunciate. Ma la sostanza resta immobile: nessuno assume fino in fondo la responsabilità di una decisione che riguarda il destino di migliaia di famiglie e di un intero territorio.”
La preoccupazione più immediata riguarda l’occupazione. Le imprese dell’indotto hanno già deciso di mantenere lo stato di agitazione e di procedere verso i licenziamenti collettivi, partendo dal personale impiegato nell’area a caldo. Il timore è che successivamente la crisi possa investire anche gli addetti dell’area a freddo, qualora venisse meno l’acciaio necessario ad alimentarne le lavorazioni.
Aigi richiama quanto sostenuto nel Tavolo Permanente per Taranto insieme a Confindustria, Confapi, Confartigianato e Federmanager, ribadendo la richiesta di un provvedimento urgente per evitare una crisi economica e occupazionale di proporzioni ancora maggiori.
Ma l’associazione ritiene insufficiente un intervento emergenziale se non inserito in una strategia industriale di più lungo periodo.
“AIGI lo ha detto con chiarezza al tavolo permanente costituito insieme a Confindustria, Confapi, Confartigianato e Federmanager: serve un decreto urgente che scongiuri il disastro socio-economico. Ma un decreto, da solo, non basta se non è accompagnato da una visione. E la visione, oggi, manca.”
Nel documento viene affrontato anche il rapporto tra tutela della salute e salvaguardia dell’occupazione. Secondo Aigi, la possibilità di avviare per tempo una transizione industriale sostenuta da investimenti, ammortizzatori sociali e da un piano di decarbonizzazione non sarebbe stata utilizzata adeguatamente.
“Quell’occasione, tra rinvii, promesse mancate e un percorso di riconversione mai davvero avviato con i tempi necessari, è stata bruciata. E ora la si paga tutta insieme, nel modo più traumatico: con una sentenza che impone in poche settimane ciò che si sarebbe dovuto pianificare in anni.”
L’associazione lega infine la crisi dell’ex Ilva al momento che Taranto si prepara a vivere con i XX Giochi del Mediterraneo. Aigi riconosce l’importanza dell’evento e sottolinea anche il contributo delle aziende dell’indotto alla realizzazione delle infrastrutture, ma teme che l’attenzione concentrata sulla manifestazione possa mettere temporaneamente in secondo piano la vertenza industriale.
“Quando l’entusiasmo si spegnerà, quando le bandiere saranno riposte, Taranto si risveglierà da questo sogno collettivo e dovrà fare i conti, senza più alibi, con una realtà durissima: fabbriche ferme, lavoratori senza stipendio, un indotto allo stremo.”
Da qui la richiesta di accelerare sulle decisioni, individuando un piano industriale per la decarbonizzazione, misure di tutela per i lavoratori e una posizione unitaria del territorio nel confronto con il Governo.
“AIGI chiede oggi, con la massima urgenza, che si smetta di suonare mentre la nave affonda. Serve una assunzione di responsabilità piena e condivisa, un piano industriale credibile per la decarbonizzazione, tutele reali per i lavoratori dell’indotto e delle imprese, e una politica locale capace di parlare con una voce sola all’interno di un confronto nazionale che non può più permettersi ritardi.”
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