Il futuro dell’ex Ilva resta avvolto dall’incertezza. Dal tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con le imprese dell’indotto, le associazioni di categoria e le istituzioni sono emerse posizioni differenti sulle prospettive dello stabilimento, mentre il conto alla rovescia verso lo stop dell’area a caldo disposto dalla Corte d’Appello di Milano continua a scandire i tempi della vertenza.
Sul fronte delle risorse economiche, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha chiarito che il margine di intervento del Governo è ormai limitato.
“Per capire il contesto in cui ci muoviamo e che le imprese dell’indotto devono conoscere in piena trasparenza come sempre, la Commissione Europea ci ha autorizzato a dare un ultimo prestito da erogare entro 6 mesi dall’autorizzazione. Non e’ possibile dare ulteriori risorse”.
Il riferimento è al prestito complessivo da 390 milioni di euro già autorizzato dalla Commissione europea e suddiviso in tre tranche. L’ultima dovrà essere erogata entro i termini previsti e, come ricordato dal ministro, dovrà essere restituita dal futuro acquirente dello stabilimento.
Nel corso del confronto è emerso anche il tema della prosecuzione dell’attività produttiva. Secondo fonti presenti al tavolo, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro avrebbe indicato nell’Autorizzazione integrata ambientale basata su una capacità produttiva di 6 milioni di tonnellate uno degli elementi che avrebbero inciso sul pronunciamento della Corte d’Appello di Milano, lasciando intendere che una produzione compresa tra 2 e 3 milioni di tonnellate avrebbe potuto consentire il rispetto dei limiti sulle emissioni di PM10.
Sempre secondo le stesse fonti, Urso avrebbe chiesto alla Regione se fosse disponibile a sostenere una richiesta dei commissari per proseguire la produzione con un solo altoforno attraverso una nuova Aia calibrata su volumi inferiori, senza però ottenere una risposta favorevole.
All’uscita dal Mimit, Decaro ha ribadito che il nodo principale riguarda il destino dell’intero polo siderurgico.
“Ad oggi, ancora non riusciamo a capire se ci sarà il polo della siderurgia a Taranto, con i forni elettrici e l’area a freddo. Prima di fare riunioni di questo tipo con i sindacati e le aziende, dobbiamo capire se resta il polo siderurgico perché con le aziende dell’indotto, se resta il polo intero, nel tempo proveremo, tutti insieme, attraverso un’azione di resilienza, ad attendere che arrivino i forni elettrici, magari mantenendo l’area a freddo; ma se non sappiamo se l’area a freddo e i forni elettrici continueranno a insistere a Taranto, non so a cosa possa servire una riunione”.
Il governatore ha inoltre riferito che durante il vertice sarebbe stata esclusa l’ipotesi di un decreto legislativo per sospendere gli effetti della decisione della Corte d’Appello.
“Nella riunione è venuta da qualcuno l’ipotesi di un decreto legislativo per sospendere la sentenza di Milano, sentenza che tutela i cittadini di Taranto. L’ufficio legislativo del ministero ha detto che non si può fare perché incostituzionale. C’è la possibilità, da parte dei commissari, di adottare le misure individuate nella sentenza, cioè ridurre le polveri sottili attraverso una riduzione della produzione e procedere con l’eliminazione dell’amianto, almeno quello che non è confinato e ci sarà un tavolo tecnico che valuterà la possibilità di abbassare, come richiesto, le polveri sottili in attesa che arrivi il forno elettrico”.
Decaro ha quindi rilanciato la richiesta di un ruolo diretto dello Stato nella fase di transizione.
“Da parte nostra, continuiamo a chiedere un intervento dello Stato perché siamo convinti che, se dobbiamo mettere le risorse pubbliche per la realizzazione dei forni elettrici, la presenza dello Stato nella prima fase rappresenti una garanzia perché se non ci saranno i forni elettrici e resta solo la verticalizzazione, perderemo un pezzo della siderurgia del paese e dell’economia del territorio tarantino”.
Il presidente della Regione ha infine rivelato un ulteriore elemento emerso durante il confronto, sostenendo che i commissari avrebbero già trasmesso un piano di decarbonizzazione senza che la Regione e lo stesso Mimit ne fossero stati informati.
“Abbiamo anche scoperto in questa serie numerosa di tavoli che nel frattempo, senza che ne sapevamo nulla, e non lo sapeva nemmeno il ministero, il Mimit, è stato presentato il 3 agosto un piano di decarbonizzazione da parte dei commissari dell’Ilva. Ci è stato detto soltanto oggi, non è arrivato ancora nulla. Probabilmente è stato presentato al ministero dell’Ambiente. E nel momento in cui stiamo ragionando sulla decarbonizzazione per proseguire l’attività del polo siderurgico, mi aspetto dal punto di vista istituzionale che anche nelle riunioni fatte in questi giorni ci venisse comunicato. Invece è uscito oggi durante la discussione. Non credo che sia corretto da un punto di vista istituzionale”.
Alle dichiarazioni del ministro ha replicato la deputata del Partito Democratico Francesca Viggiano, che ha accusato l’Esecutivo di non avere una strategia definita.
“Le parole del ministro Urso hanno confermato quello che denunciamo da tempo: il Governo non ha una linea chiara sul futuro dell’ex Ilva e, soprattutto, sul futuro di Taranto. È grave che dopo anni di annunci non ci sia ancora un piano credibile capace di tenere insieme lavoro, ambiente e salute”.
Secondo la parlamentare, “Le ipotesi prospettate dal Governo appaiono prive di basi concrete e non rispondono alle domande dei lavoratori, dei sindacati e del territorio. Sta esplodendo una questione sociale di cui non si può non tenere conto e il Governo tace. Servono risposte vere per migliaia di lavoratrici e lavoratori e per un’intera comunità. Il Governo deve chiarire quale sia il piano industriale per Taranto e assumersi la responsabilità delle proprie scelte”.
Viggiano ha quindi criticato anche la gestione delle risorse destinate alla transizione ecologica dello stabilimento. “Anche lo spostamento delle risorse da un Ministero ad un altro, destinate alla decarbonizzazione dello stabilimento verso un fondo generico dimostra una preoccupante assenza di visione, con il rischio peraltro che vi sia un sostanziale disimpegno sullo stabilimento di Taranto. Il Partito Democratico continuerà a lavorare con sindacati, istituzioni locali e tutti gli attori coinvolti per costruire una proposta concreta che garantisca occupazione, tutela ambientale e diritto alla salute. Ma il Governo deve uscire dall’immobilismo: la vertenza ex Ilva non può essere affrontata con annunci o soluzioni improvvisate”.
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