La priorità è mettere in sicurezza le imprese dell’indotto prima che la crisi dell’ex Ilva produca effetti irreversibili sul tessuto economico del territorio. È la posizione portata da Casartigiani Puglia al Tavolo Taranto convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove l’associazione ha illustrato una serie di proposte per accompagnare la transizione industriale dell’area ionica.
Secondo Casartigiani, la prospettiva dello stop all’area a caldo rischia di travolgere non solo i lavoratori direttamente coinvolti, ma soprattutto le micro e piccole imprese che operano nella filiera siderurgica. Per questo è stata avanzata la richiesta di attivare entro trenta giorni uno “Scudo Taranto 90”, un pacchetto di misure straordinarie per garantire liquidità alle aziende, anticipare i crediti, sostenere il pagamento di stipendi e fornitori ed evitare la chiusura di numerose attività.
L’associazione ritiene che all’emergenza debba affiancarsi una programmazione di lungo periodo. Da qui la proposta di trasformare il Piano Straordinario Taranto 2035 in un calendario vincolante di interventi, con tempi definiti, amministrazioni responsabili e risorse chiaramente individuate, attraverso un nuovo “Accordo Taranto 2035”.
Tra i punti centrali figura anche la realizzazione di un sistema logistico integrato capace di mettere in rete porto, aeroporto di Grottaglie, ferrovia e viabilità principale, così da rafforzare la competitività del territorio e attrarre nuovi investimenti.
Per il porto di Taranto, Casartigiani propone uno studio che analizzi i traffici commerciali oggi intercettati da altri scali, con l’obiettivo di sviluppare nuovi settori della logistica, della navalmeccanica, dell’eolico offshore e della movimentazione merci. Parallelamente viene chiesto di rendere pienamente operativo l’aeroporto “Marcello Arlotta”, sviluppandone le funzioni cargo e spaziali e completando il percorso amministrativo per l’apertura ai voli commerciali di linea.
Un altro tema affrontato riguarda le ricadute economiche degli investimenti pubblici sul territorio. L’associazione chiede che nei futuri appalti siano previste misure a tutela delle micro e piccole imprese locali, con procedure più accessibili, tempi di pagamento certi, maggiore trasparenza negli affidamenti e strumenti di accompagnamento attraverso Regione e Invitalia.
Sul fronte delle risorse, Casartigiani indica come obiettivo una mobilitazione di almeno 3,6 miliardi di euro tra il 2026 e il 2033, chiedendo che tutti i finanziamenti destinati a Taranto vengano raccolti in un quadro unico e verificabile, distinguendo con chiarezza fondi disponibili, somme già impegnate e risorse ancora da reperire.
“Non chiediamo un altro elenco di intenzioni. Chiediamo una norma che protegga entro trenta giorni imprese e lavoratori dell’indotto, risorse nuove chiaramente distinte da quelle già programmate e un responsabile per ogni progetto. Porto e aeroporto devono produrre traffici e nuove commesse, non restare potenzialità sulla carta. Taranto ha già pagato troppo il costo dei rinvii: la concretezza si misura con pagamenti effettuati, cantieri aperti, investimenti realizzati, occupazione e scadenze pubbliche verificabili”, ha dichiarato il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia, Stefano Castronuovo.
Scopri di più da Tarantini Time Quotidiano
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










