La conclusione dello stato di emergenza idrica in Puglia e il recupero di oltre 10 milioni di metri cubi d’acqua ottenuto attraverso interventi di efficientamento del sistema idrico riaccendono il confronto sul progetto del dissalatore del Tara. A intervenire è il Comitato per la Difesa del Tara, che invita a riesaminare le motivazioni che hanno portato all’approvazione dell’opera.
Il Comitato ricorda che il Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) e la Valutazione di impatto ambientale (Via) avevano individuato nella crisi idrica una delle principali ragioni a sostegno del progetto, attribuendo al dissalatore una disponibilità aggiuntiva di circa 9 milioni di metri cubi d’acqua all’anno.
Alla luce dell’annuncio del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha dichiarato concluso lo stato di emergenza dopo il recupero di oltre 10 milioni di metri cubi d’acqua grazie agli interventi di efficientamento della rete e degli invasi, il Comitato ritiene necessario verificare se siano cambiate le condizioni che avevano contribuito a giustificare la realizzazione dell’infrastruttura.
Pur precisando che il mutato scenario non consente automaticamente di affermare che il dissalatore non sia più necessario, il Comitato sottolinea come sia legittimo interrogarsi sull’attualità delle motivazioni poste alla base del progetto, considerato l’impatto che l’opera è destinata ad avere sul territorio, sull’ambiente e sull’impiego di risorse pubbliche.
Nel documento viene inoltre richiamata la normativa che disciplina la Valutazione di impatto ambientale, la quale prevede l’esame delle alternative ragionevoli al progetto, compreso il cosiddetto scenario “do-minimum”, basato sull’evoluzione del sistema attraverso gli interventi programmati e la gestione delle infrastrutture esistenti.
Partendo da queste considerazioni, il Comitato pone alcuni interrogativi: se la cessazione dello stato di emergenza e il recupero di un volume d’acqua superiore a quello previsto dal dissalatore modifichino il quadro che aveva sostenuto la necessità dell’opera; se gli interventi di riduzione delle perdite e di recupero della capacità degli invasi avrebbero potuto essere programmati con maggiore anticipo; se tali interventi siano stati valutati in modo completo nell’ambito della Via e del Paur come possibili alternative o misure complementari e quale ruolo dovranno assumere, in futuro, le opere di efficientamento nella pianificazione della sicurezza idrica regionale.
Secondo il Comitato per la Difesa del Tara, il tema riguarda più in generale il metodo con cui vengono pianificate le grandi opere pubbliche e gestite le risorse idriche, evidenziando la necessità che ogni scelta sia supportata da valutazioni tecniche aggiornate, trasparenti e confrontabili con le possibili alternative.
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