La decisione della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva riapre il confronto sul futuro dello stabilimento, ma per l’associazione Giustizia per Taranto il rischio è che il dibattito resti ancorato a modelli industriali ormai superati.
In una nota, l’associazione sostiene che, dopo il provvedimento dei giudici milanesi, continuino a prevalere posizioni orientate a mantenere in vita il sito siderurgico, criticando quella che definisce la visione di una parte del mondo imprenditoriale, sindacale e politico.
Nel documento vengono richiamate le manifestazioni di interesse presentate da Jindal e Arvedi. Secondo Giustizia per Taranto, la prima sarebbe intenzionata a rilevare anche l’area a caldo, prevedendo la realizzazione di un forno elettrico con il sostegno di risorse pubbliche, mentre la seconda sarebbe interessata esclusivamente all’area a freddo.
L’associazione esprime inoltre forti perplessità sulle posizioni assunte da Fim, Fiom e Uilm, che nelle ultime ore hanno rilanciato la proposta di una riconversione dello stabilimento attraverso quattro forni elettrici e un impianto DRI.
“Vedono l’ex Ilva come una Fenice da far risorgere dalle proprie ceneri, mentre è un cappone cotto e decotto”.
Critiche vengono rivolte anche al mondo imprenditoriale. Nel mirino finiscono Confindustria, Aigi e Federmanager, accusate di continuare a sostenere la necessità della continuità produttiva, pur dichiarando attenzione ai temi ambientali.
Secondo Giustizia per Taranto, il confronto con il Governo dovrà invece concentrarsi su un percorso completamente diverso, fondato sul superamento dell’attuale modello produttivo.
“L’incontro con il Governo dovrà vedere gli enti locali quanto mai a schiena dritta nel rivendicare poche ma chiare cose: il superamento della fabbrica in favore di una legge speciale che tuteli i redditi, metta le premesse per nuove opportunità occupazionali – a partire dalle doverose bonifiche – e che rilanci finalmente Taranto”.
Infine, l’associazione rivolge un appello al sindaco affinché mantenga una posizione ferma nel confronto istituzionale.
“Il Sindaco in primis non sia pecora coi lupi e detti le condizioni al tavolo. Il decreto di Milano, assieme alle migliaia di pagine di studi, analisi e sentenze accumulate negli anni, gli danno oggi uno straordinario strumento in più per pretendere tutto senza alcun compromesso”.
La nota si conclude con una presa di posizione netta sul futuro del territorio.
“Il tempo della fabbrica è finito, sia ora quello di Taranto”.
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