La sentenza della Corte d’Appello di Milano che dispone la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro 90 giorni continua a suscitare reazioni nel mondo dell’associazionismo cittadino. Tra queste c’è quella di Tracce Aps, che definisce il provvedimento un passaggio storico per la città, invitando però ad affrontare con responsabilità la fase che si apre.
Nel ricordare il percorso giudiziario promosso dai Genitori tarantini, l’associazione sottolinea il ruolo svolto dagli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni nell’azione inibitoria culminata con il provvedimento della Corte d’Appello.
Per Tracce, quelle poche righe contenute nell’ordinanza rappresentano il punto di arrivo di una battaglia durata quasi quindici anni, fatta di assemblee, manifestazioni, presìdi e iniziative promosse da cittadini e associazioni per ottenere una risposta sul fronte della tutela della salute.
L’associazione richiama anche il commento dell’avvocato Maurizio Rizzo Striano, che aveva definito la decisione della Corte con l’espressione “Scacco matto!”, diventata in poche ore uno dei simboli della soddisfazione espressa da molti attivisti sui social.
Secondo Tracce, la decisione dei giudici non deve però essere interpretata come un punto di arrivo, ma come l’inizio di una fase nuova nella quale sarà necessario costruire un percorso capace di coniugare il diritto alla salute con quello al lavoro.
“Questa sentenza appartiene innanzitutto ai Genitori tarantini – ha esordito Gladys Spiliopoulos, portavoce di Tracce aps – che con coraggio, determinazione e uno straordinario senso civico hanno portato avanti per anni una battaglia che non riguardava soltanto i propri figli, ma il diritto alla salute di un’intera comunità. A loro, e agli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni, va il nostro più sincero ringraziamento. Hanno dimostrato che la perseveranza, la competenza e la fiducia nella giustizia possono cambiare il corso della storia.”
Per l’associazione, la sfida adesso consiste nel superare la contrapposizione tra salute e occupazione che ha caratterizzato il dibattito cittadino negli ultimi decenni.
“Da oggi, però, comincia la parte più difficile. Questa decisione non deve essere vissuta come una vittoria contro qualcuno, ma come l’inizio di una nuova responsabilità collettiva. Per troppo tempo Taranto è stata divisa tra salute e lavoro, tra cittadini e operai, come se fossero diritti alternativi. Non lo sono mai stati e non dovranno esserlo nemmeno oggi. La salute dei cittadini e la dignità del lavoro devono camminare insieme.”
L’obiettivo indicato da Tracce è quello di accompagnare la transizione verso un nuovo modello di sviluppo, salvaguardando l’occupazione e valorizzando le competenze dei lavoratori.
“Adesso abbiamo il dovere di costruire una transizione giusta, capace di garantire un futuro ai lavoratori e alle loro famiglie, valorizzandone competenze ed esperienza, e allo stesso tempo restituire alla città il diritto di immaginare un modello di sviluppo finalmente diverso. Basta divisioni.”
Infine, l’associazione lancia un appello a istituzioni, imprese, università, mondo del lavoro e società civile affinché partecipino insieme alla costruzione del futuro della città.
“È il momento di autodeterminarci come comunità – ha concluso la dottoressa Spiliopoulos -, di mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, lavoratori, imprese, università, associazioni e cittadini e costruire insieme la Taranto dopo l’Ilva. Perché questa sentenza non rappresenta la fine di una storia: rappresenta l’occasione storica di iniziarne una nuova, scritta finalmente dai tarantini, per i tarantini.”
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