La Corte d’Appello di Milano ha disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro 90 giorni, ritenendo che permangano criticità legate alla presenza di amianto negli impianti e alle emissioni di polveri sottili superiori ai limiti di sicurezza. La decisione, destinata ad avere un impatto rilevante sul futuro dello stabilimento siderurgico, modifica parzialmente il precedente provvedimento del Tribunale e impone lo stop delle attività fino alla rimozione delle criticità ambientali evidenziate.
Il decreto, firmato dalla presidente della sezione specializzata in materia d’impresa Marianna Galioto, ordina a Ilva in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding di sospendere l’attività produttiva dell’area a caldo, concedendo 90 giorni per completare le operazioni in condizioni di sicurezza e sotto la vigilanza dell’autorità di controllo.
La ripresa delle attività sarà possibile soltanto dopo la completa eliminazione dell’amianto ancora presente negli impianti e l’adozione di tutte le misure necessarie per riportare le emissioni di polveri sottili entro livelli compatibili con la normativa vigente, anche nello scenario produttivo autorizzato di sei milioni di tonnellate annue.
Jindal conferma l’interesse
Nonostante il nuovo scenario giudiziario, il gruppo siderurgico indiano Jindal ha confermato la volontà di proseguire nel percorso di acquisizione dell’ex Ilva e di Acciaierie d’Italia.
L’azienda ha ribadito di essere interessata all’intero perimetro industriale, comprendente sia l’area a freddo sia quella a caldo, subordinando però l’operazione alla definizione degli accordi e alla realizzazione di un nuovo forno carbon free a Taranto.
Parallelamente, Palazzo Chigi ha autorizzato un’ulteriore tranche da 100 milioni di euro del prestito destinato a garantire la continuità operativa dell’azienda in vista del perfezionamento della cessione dell’area a freddo.
Bitetti: “Ora servono scelte chiare”
Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha invitato tutte le istituzioni ad aprire una nuova fase di confronto.
“Non possiamo più limitarci a commentare una sentenza. È il momento di aprire un confronto concreto e fattivo, perché la città non può più vivere in una condizione di incertezza permanente.”
Bitetti ha inoltre chiesto al Governo di chiarire tempi, risorse e strumenti con cui intende tutelare occupazione, salute pubblica e transizione ambientale, ribadendo la necessità di coinvolgere il territorio nelle decisioni sul futuro dello stabilimento.
M5S: “Il Governo ha fallito”
Durissimo il giudizio del vicepresidente del Movimento 5 Stelle Mario Turco.
“La sentenza della Corte d’Appello di Milano certifica il fallimento della strategia perseguita finora dal Governo Meloni e dal ministro Urso.”
Secondo Turco, dopo oltre quattro miliardi di euro di risorse pubbliche impiegate, l’esecutivo non sarebbe riuscito a garantire né il risanamento ambientale né una prospettiva industriale stabile. Il senatore ha inoltre chiesto che il Governo riferisca immediatamente in Parlamento.
Flacks rilancia il progetto industriale
La decisione della Corte è stata commentata anche da Flacks Group, che ha ribadito la propria proposta alternativa denominata “Flacksider”, sviluppata insieme a Danieli e Metinvest.
Il progetto prevede una completa riconversione dello stabilimento attraverso due forni elettrici, un impianto DRI per la riduzione diretta del minerale, nuove linee di colata continua e un sistema integrato di trattamento di fumi e acque industriali. Secondo Flacks, la nuova configurazione consentirebbe una riduzione delle emissioni di CO₂ superiore al 50%, fino ad arrivare all’86% con l’utilizzo dell’idrogeno.
Il gruppo ha chiesto un incontro con la Presidenza del Consiglio per illustrare il piano industriale.
Usb: “Non sia la fine della siderurgia”
Per l’Usb la sentenza conferma la gravità della situazione ambientale ma non deve trasformarsi nella fine della produzione siderurgica italiana.
Il sindacato propone la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia, ritenendola l’unico strumento per garantire sicurezza degli impianti, bonifiche, decarbonizzazione e tutela dell’occupazione. Chiede inoltre misure straordinarie per i lavoratori diretti, dell’indotto e degli appalti, compresa l’istituzione di un Reddito di Transizione.
PeaceLink: “Una vittoria storica”
Di segno opposto la reazione di PeaceLink, che definisce la decisione della Corte “una vittoria storica dei cittadini”.
L’associazione ambientalista ha ringraziato il gruppo di cittadini e l’associazione Genitori Tarantini che hanno promosso il ricorso, sostenendo che il provvedimento sancisce finalmente la prevalenza del diritto alla salute.
I sindacati attendono il confronto con il Governo
Fim, Fiom e Uilm hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni prima dell’incontro convocato a Palazzo Chigi. Le organizzazioni sindacali attendono di conoscere le intenzioni dell’esecutivo sia sulla gestione della sentenza sia sul futuro della trattativa per la cessione dello stabilimento.
Il decreto della Corte d’Appello modifica profondamente lo scenario industriale dell’ex Ilva. La chiusura dell’area a caldo entro tre mesi rischia infatti di incidere direttamente sul processo di vendita dell’acciaieria e sul futuro di migliaia di lavoratori, mentre resta aperta la sfida di coniugare tutela della salute, continuità produttiva e riconversione industriale.
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