Non esistono interventi tecnicamente realizzabili in grado di soddisfare, entro i 90 giorni fissati dalla Corte d’Appello di Milano, le prescrizioni relative all’amianto e alle polveri sottili dell’ex Ilva di Taranto. È la posizione espressa dal commissario straordinario di Acciaierie d’Italia, Giancarlo Quaranta, durante il confronto tra Governo e organizzazioni sindacali in corso a Palazzo Chigi.
Secondo quanto riferito dal commissario, Acciaierie d’Italia si sta già preparando a dare esecuzione al decreto dei giudici milanesi. “Non abbiamo risposte tecniche da attuare nei 90 giorni fissati dal decreto”, ha affermato Quaranta, spiegando che la struttura commissariale sta valutando “in modo responsabile e allineato al rispetto di quanto stabilito nel decreto” tutte le fasi che porteranno alla fermata dell’area a caldo.
Una decisione che, ha precisato, avrà inevitabili ripercussioni sull’intero ciclo produttivo del gruppo. Con il progressivo spegnimento degli impianti dell’area a caldo si interromperà infatti la produzione e, successivamente, si fermeranno anche i laminatoi a caldo e a freddo presenti negli altri stabilimenti del gruppo.
Entrando nel merito delle prescrizioni contenute nel decreto, Quaranta ha sostenuto che sul fronte dell’amianto la situazione è già regolata dai Dpcm del 2014 e del 2017, recepiti poi nell’Autorizzazione integrata ambientale del 2025. Ha inoltre evidenziato che negli ultimi anni è stato rimosso l’amianto aerodisperso, mentre quello ancora presente è confinato all’interno degli impianti e sottoposto a monitoraggio costante.
Il commissario ha escluso che la completa rimozione possa essere effettuata entro i 90 giorni imposti dalla Corte. Gran parte dell’amianto, ha spiegato, è contenuta nei cowpers, le strutture che preriscaldano l’aria destinata agli altoforni. La loro bonifica richiederebbe la demolizione e la successiva ricostruzione degli impianti, con tempi stimati in circa undici mesi per ciascun intervento. Considerando il numero delle strutture interessate, i lavori andrebbero ben oltre il termine fissato dal provvedimento giudiziario.
Per quanto riguarda invece le polveri sottili, Quaranta ha sostenuto che i dati rilevati dalle centraline e dagli enti di controllo risultano compatibili con i limiti previsti dall’attuale Piano ambientale e dall’AIA vigente. Ha ricordato che il limite annuale per il PM10 è fissato a 40 microgrammi per metro cubo, con un massimo di 35 superamenti annui del valore di 50 microgrammi, mentre per il PM2,5 il limite è di 25 microgrammi per metro cubo. Secondo il commissario, gli impianti di agglomerazione sono stati inoltre adeguati con la tecnologia Meros, considerata tra le più avanzate per l’abbattimento delle emissioni, e anche eventuali sistemi più performanti non offrirebbero soluzioni concretamente applicabili nel termine di 90 giorni stabilito dalla Corte.
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