Prosegue il percorso autorizzativo del progetto del terminale di rigassificazione previsto al Molo Polisettoriale del porto di Taranto. Nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale sono state pubblicate le osservazioni presentate dall’associazione Tracce, sottoscritte anche dall’associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.
Il documento sviluppa una contestazione articolata dell’opera, proponendo un’impostazione che amplia i tradizionali criteri di valutazione ambientale. Accanto agli aspetti tecnico-impiantistici, l’associazione chiede infatti che vengano presi in considerazione anche gli effetti economici, sociali, culturali e ambientali derivanti dalla realizzazione dell’infrastruttura, attraverso strumenti come la valutazione del capitale naturale, dei servizi ecosistemici e dell’economia del benessere.
Nel documento viene ribadita la contrarietà alla realizzazione del rigassificatore, ritenuto incompatibile con il percorso di rigenerazione ecologica che, secondo Tracce, la città dovrebbe perseguire e con la necessità di ridurre il peso delle servitù industriali che gravano sul territorio. Le osservazioni sostengono inoltre che la valutazione non possa limitarsi agli impatti diretti dell’impianto, ma debba considerare anche gli effetti cumulativi in un’area già caratterizzata da una forte pressione industriale.
Tra gli aspetti evidenziati figura anche il cosiddetto “stigma territoriale”. Secondo l’associazione, la concentrazione di grandi impianti industriali produce effetti che vanno oltre il profilo ambientale, incidendo sulla reputazione del territorio, sul mercato immobiliare, sull’attrattività turistica e sulla capacità di richiamare nuovi investimenti. L’insediamento di un ulteriore impianto classificato Seveso III, viene sostenuto nelle osservazioni, rischierebbe di consolidare l’immagine di Taranto come città destinata prevalentemente alle attività industriali.
L’associazione richiama inoltre il precedente del 2008, quando un analogo progetto di rigassificatore non venne autorizzato, sostenendo che le criticità ambientali e infrastrutturali allora evidenziate non sarebbero state superate e che, anzi, il contesto risulterebbe oggi ancora più complesso.
Ampio spazio viene dedicato anche ai possibili effetti sull’ecosistema marino. Le osservazioni affrontano i temi legati al sistema di vaporizzazione previsto dal progetto, ai possibili impatti sui cetacei presenti nel Golfo di Taranto, sulla mitilicoltura e sulle attività di turismo naturalistico, ritenendo che tali aspetti meritino un approfondimento maggiore nell’ambito della valutazione.
La portavoce dell’associazione, Gladys Spiliopoulos, sintetizza così l’impostazione del documento:
“Per troppo tempo il valore di un territorio è stato misurato quasi esclusivamente in funzione della sua capacità produttiva. Noi proponiamo un cambio di paradigma: nelle decisioni pubbliche devono entrare anche il valore della biodiversità, del paesaggio, della salute, dell’identità dei luoghi e dei servizi ecosistemici che sostengono il benessere delle comunità. Sono beni che generano valore economico reale e che non possono continuare a essere trattati come esternalità invisibili.”
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