La riduzione delle risorse destinate alle prestazioni aggiuntive continua a far discutere. Dopo le precisazioni dell’Asl Taranto, secondo cui la delibera approvata integra i budget già programmati e non comporta una loro riduzione, interviene l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Taranto, che invita l’Azienda sanitaria a spiegare come sarà possibile mantenere gli stessi livelli di assistenza con uno stanziamento inferiore rispetto all’anno precedente.
A esprimere le perplessità è il presidente Pierpaolo Volpe, che definisce la questione tutt’altro che marginale perché riguarda direttamente la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
“Meno risorse per le prestazioni aggiuntive significa meno servizi ai cittadini. È una preoccupazione che non può essere sottovalutata. Come Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche sento il dovere di informare i cittadini su una questione che riguarda direttamente il diritto alla salute. La recente deliberazione della ASL Taranto afferma che la spesa per le prestazioni aggiuntive passerà dai 12,3 milioni di euro sostenuti nel 2025 agli 8,3 milioni previsti per il 2026, con un risparmio di circa 4 milioni di euro. Si tratta di una scelta che suscita una forte preoccupazione.”
Secondo l’Ordine, le prestazioni aggiuntive hanno rappresentato negli ultimi anni uno strumento indispensabile per garantire la continuità dell’assistenza, compensando una carenza di personale che continua a pesare sull’organizzazione dei servizi.
“Non rappresentano privilegi o compensi straordinari distribuiti senza motivo. Sono, invece, lo strumento che negli ultimi anni ha consentito di mantenere aperti reparti, servizi territoriali, sale operatorie, ambulatori e garantire turni assistenziali che non sarebbe stato possibile coprire con il personale attualmente in servizio. In altre parole, le prestazioni aggiuntive servono a compensare la cronica carenza di infermieri e di altri professionisti sanitari. Se il personale continua a essere insufficiente e non vengono effettuate le assunzioni necessarie, una riduzione di quattro milioni di euro può produrre una sola conseguenza: ridurre la capacità del sistema di garantire le prestazioni ai cittadini.”
L’Ordine ritiene che i dati contenuti nella delibera conducano a una riflessione inevitabile. Se i servizi potranno davvero essere assicurati spendendo quattro milioni di euro in meno, allora sarà necessario capire perché nel 2025 sia stato impiegato uno stanziamento più elevato. Se invece quelle risorse erano indispensabili per sopperire alla carenza di personale, la loro riduzione rischia di avere effetti sull’assistenza.
“La prima. Se davvero nel 2026 gli stessi servizi potranno essere garantiti con quattro milioni di euro in meno, allora bisogna domandarsi perché nel 2025 siano stati spesi 12,3 milioni di euro. In questo caso sarebbe doveroso verificare se vi sia stato un utilizzo non appropriato di risorse pubbliche, accertando eventuali responsabilità attraverso un’indagine interna e, qualora emergessero irregolarità, con le necessarie segnalazioni agli organi competenti.
La seconda. Se invece, come riteniamo molto più probabile, quei 12,3 milioni erano indispensabili per mantenere in funzione i servizi a causa della grave carenza di personale, allora ridurre lo stanziamento a 8,3 milioni significa inevitabilmente diminuire le risorse disponibili per garantire l’assistenza ai cittadini. Non esistono scorciatoie. La carenza di personale non si risolve con un taglio di bilancio. Si risolve assumendo infermieri e professionisti sanitari.”
Tra gli aspetti evidenziati c’è anche il crescente ricorso al lavoro straordinario, utilizzato per coprire i vuoti di organico.
“Nella ASL Taranto numerosi servizi riescono a funzionare soltanto grazie al continuo ricorso al lavoro straordinario del personale. Molti cittadini immaginano che lo straordinario sia finanziato con risorse aggiuntive della ASL. In realtà non è così. Lo straordinario viene pagato utilizzando il Fondo contrattuale del personale, lo stesso Fondo dal quale vengono finanziati gli istituti economici collegati alla produttività e alla valorizzazione dei lavoratori.”
Per l’Ordine, questa situazione finisce per penalizzare gli stessi operatori sanitari e dimostra come una misura pensata per fronteggiare esigenze eccezionali sia ormai diventata una risposta strutturale alla mancanza di personale.
Da qui la richiesta rivolta all’Asl di chiarire quale sarà l’impatto della nuova programmazione economica sui servizi sanitari.
“I cittadini hanno diritto a sapere che la qualità delle cure dipende anche dal numero di professionisti disponibili e dalle risorse destinate a garantire i servizi. Non si possono chiedere gli stessi livelli di assistenza con meno personale e con minori risorse. Per questo chiediamo che venga chiarito pubblicamente come la riduzione di quattro milioni di euro potrà conciliarsi con il mantenimento degli stessi livelli di assistenza, soprattutto in assenza di un piano straordinario di assunzioni.”
L’intervento si conclude con un appello a rafforzare il sistema sanitario attraverso nuovi investimenti e assunzioni.
“La tutela della salute dei cittadini non può essere affidata esclusivamente al sacrificio quotidiano degli operatori sanitari. Servono investimenti, programmazione e assunzioni. Solo così sarà possibile garantire un servizio sanitario pubblico efficiente, sicuro e all’altezza dei bisogni della comunità.”
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