Quando il corteo religioso arriverà davanti alla Stazione dei Carabinieri, la processione si fermerà. Il simulacro della Beata Vergine del Rosario si inchinerà davanti alla caserma e i militari dell’Arma renderanno omaggio alla Patrona con un mazzo di fiori. È un momento destinato a ripetersi anche quest’anno, dopo essere stato introdotto per la prima volta nel 2025, e che ormai rappresenta uno dei passaggi più significativi della festa del Patrocinio della Madonna del Rosario.
L’idea porta la firma del comandante della Stazione Carabinieri di Montemesola, il luogotenente Francesco Muolo. Una proposta accolta senza esitazioni dalla Confraternita del Santissimo Rosario e dal parroco, don Andrea Casarano, che hanno riconosciuto in quel gesto un significato capace di andare ben oltre il protocollo o la tradizione.
Per chi, come me, osserva i fenomeni criminali, infatti, quel breve momento racchiude un messaggio estremamente forte.
Le organizzazioni mafiose hanno sempre cercato di impossessarsi dei simboli prima ancora che dei territori. Il controllo sociale passa anche attraverso i riti collettivi, perché un simbolo vale molto più di un manifesto o di un proclama. È il motivo per cui, negli anni, gli inchini delle statue davanti alle abitazioni dei boss hanno provocato l’indignazione della magistratura, delle forze dell’ordine e della stessa Chiesa. Quei gesti non rappresentano folklore. Sono manifestazioni di potere. Servono a far percepire alla comunità chi, secondo la logica mafiosa, meriti pubblicamente onore e rispetto.
Montemesola ha scelto di ribaltare completamente quel paradigma.
Qui l’inchino non viene rivolto a chi pretende obbedienza attraverso l’intimidazione. Si ferma davanti a un presidio dello Stato, davanti a uomini e donne che ogni giorno svolgono un servizio spesso silenzioso, lontano dai riflettori, fatto di prevenzione, ascolto, indagini e tutela dei cittadini.
È un particolare che potrebbe sembrare piccolo. In realtà non lo è affatto.
Chi studia i fenomeni criminali parla spesso di “potere simbolico”. La forza delle mafie non deriva esclusivamente dalla capacità di intimidire, ma dalla legittimazione sociale che riescono a costruire attorno a sé. Per questo motivo ogni simbolo sottratto alla cultura mafiosa rappresenta una vittoria dello Stato. E ogni simbolo restituito alla legalità contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza di una comunità onesta.
L’omaggio floreale dei Carabinieri completa questo dialogo fatto di gesti, senza bisogno di parole. Da una parte la comunità che, attraverso la sua Patrona, riconosce il valore delle istituzioni. Dall’altra l’Arma che rende omaggio alla tradizione religiosa più sentita del paese rafforzando con esso il legame.
Non c’è alcuna contrapposizione tra fede e Stato. Al contrario, c’è la consapevolezza che entrambe rappresentino punti di riferimento fondamentali per una comunità che vuole continuare a crescere nel rispetto delle regole.
Le cronache continuano a raccontare territori nei quali la criminalità prova ancora a imporsi attraverso l’intimidazione, la violenza e l’appropriazione dei simboli più identitari delle comunità. Montemesola sceglie invece di attribuire a uno dei momenti più sentiti della propria festa patronale un significato completamente diverso: quello della vicinanza alle istituzioni e della fiducia nello Stato.
L’inchino davanti alla caserma dei Carabinieri e l’omaggio floreale alla Beata Vergine del Rosario diventano così l’espressione di una comunità che riconosce nella legalità un valore irrinunciabile. Un gesto semplice, ma capace di affermare con chiarezza da quale parte intenda stare: quella delle istituzioni, del servizio alla collettività e del rispetto delle regole, nonostante qualcuno confonda ancora la prepotenza con l’autorevolezza e i social network con un palcoscenico sul quale ostentare forza o lanciare velate intimidazioni. A questo si risponde con un linguaggio completamente diverso: quello dei simboli autentici, del rispetto delle istituzioni e della cultura della legalità. È un messaggio che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare perché racchiude in sé la forza più grande: quella di chi non ha paura.
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