Il Piano Casa approvato dal Governo non affronta le reali esigenze di chi vive il disagio abitativo. È la posizione espressa dalla CGIL e dal SUNIA di Taranto, che puntano il dito contro un provvedimento ritenuto incapace di offrire risposte concrete a un’emergenza che, nel territorio ionico, continua ad aggravarsi.
Secondo i sindacati, la situazione della provincia di Taranto fotografa una crisi sempre più profonda. Attualmente risultano circa 500 domande regolari in attesa di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, mentre sarebbero circa 1.300 i nuclei familiari che occupano abusivamente abitazioni popolari, spesso, secondo il SUNIA, per necessità. A questo si aggiungono oltre 12 mila alloggi privati che risultano inutilizzati.
“Il disagio abitativo, il diritto alla casa, in questo piano governativo si trasformano da un’emergenza sociale ad un semplice affare per gli operatori privati. Un’operazione di mercato, non a caso salutata con favore dal mondo delle imprese del mattone, che però mal si concilia con la crisi del mercato del lavoro, l’esiguità di risorse e l’illegalità diffusa che rende paradossalmente più deboli coloro che chiedono la casa nel diritto”, afferma la segretaria confederale della CGIL Taranto, Tiziana Ronsisvalle.
Anche il dato degli sfratti, secondo il sindacato, conferma la gravità della situazione.
“A Taranto, a fronte di 500 regolari domande per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare in giacenza, ci sono circa 1300 nuclei famigliari che occupano alloggi in maniera abusiva, a volte solo per necessità. Tutto mentre oltre 12mila alloggi privati risultano sfitti da anni”, dichiara il segretario provinciale del SUNIA, Luigi Lamusta.
“Nel 2025 sono stati circa 900 e la maggioranza dei quali sono le conseguenza di morosità incolpevole, ovvero persone che di colpo non hanno più potuto pagare perché nel frattempo avevano perso il lavoro e il mezzo di sostentamento delle loro esistenze”, aggiunge Lamusta.
Per la CGIL sarebbero necessari almeno 2.600 nuovi alloggi per iniziare ad affrontare concretamente il problema abitativo.
“Ci vorrebbero almeno 2600 nuovi alloggi per cominciare a mettere mano a questa emergenza e invece siamo costretti ad assistere ad un continuo ed incessante lavoro sull’abolizione dei diritti o della solidarietà verso chi è momentaneamente in condizioni di difficoltà. Penso alla cancellazione da parte di questo Governo al contributo per la locazione e all’adozione di un Piano Casa nazionale che premia la rendita immobiliare e si prepara ad un’altra importante operazione di dismissione del patrimonio di edilizia pubblica”, sostiene Ronsisvalle.
Nel documento viene inoltre richiamata la vicenda degli immobili ex CARIM, che interessa circa 200 famiglie tra Taranto e San Giorgio Jonico. Secondo il SUNIA, i residenti vivrebbero da anni in una situazione di incertezza amministrativa, pur continuando a versare regolarmente i canoni, mentre il Comune avrebbe avviato anche procedure di recupero crediti attraverso il pignoramento di quote delle pensioni.
“Per gli abitanti delle palazzine CARIM abbiamo chiesto l’aiuto a Regione e ARCA Ionica, ma è chiaro che senza un intervento del Comune tutta la situazione rischia di impantanarsi ancora, mentre le cartelle esattoriali e i canoni continuano ad arrivare”, conclude Lamusta.
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