Un incidente stradale durante il servizio, il ricovero in ospedale e la sensazione di non aver ricevuto il supporto atteso nel momento del bisogno. È il racconto di Sebastiano Pulito, soccorritore del 118, che ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza dopo quanto accaduto il 9 giugno scorso.
Secondo la sua ricostruzione, l’ambulanza sulla quale prestava servizio sarebbe stata coinvolta in un tamponamento mentre era impegnata in attività operative. Nonostante il violento impatto e i dolori avvertiti immediatamente dopo l’incidente, il soccorritore riferisce di aver scelto di occuparsi innanzitutto della sicurezza delle persone coinvolte.
In particolare, racconta di essersi accertato delle condizioni dei passeggeri dell’altra vettura e che due bambini presenti a bordo fossero stati trasferiti in ospedale prima di richiedere assistenza per sé stesso.
Solo successivamente avrebbe contattato la centrale operativa per segnalare le proprie condizioni fisiche.
Il soccorritore racconta di aver poi atteso l’arrivo di un’altra ambulanza che lo ha trasportato al Pronto Soccorso di Martina Franca, dove gli è stato diagnosticato un politrauma da incidente stradale.
Dimesso in serata, sostiene di aver avuto difficoltà a muoversi autonomamente a causa dei dolori riportati nell’impatto, in particolare a una caviglia, a un piede e a un braccio.
Nel suo racconto emerge soprattutto il disagio vissuto nelle ore successive all’incidente. Pulito riferisce infatti di aver richiesto un supporto logistico per recuperare i propri effetti personali e il veicolo rimasto lontano dal luogo in cui era stato dimesso, senza però ottenere la disponibilità sperata.
“Mi sono sentito trattato come un numero, non come un professionista che, zoppicando e nonostante il dolore, aveva dato tutto per gli altri.”
La testimonianza si trasforma quindi in una riflessione sulle condizioni di chi opera quotidianamente nel soccorso sanitario e sulle tutele che dovrebbero essere garantite agli operatori impegnati in prima linea.
“Racconto questa storia non per cercare vendetta, ma perché credo che chi ogni giorno scende in strada non possa essere abbandonato nel momento del bisogno.”
L’operatore conclude auspicando una maggiore attenzione verso il personale dell’emergenza-urgenza, sottolineando come dietro ogni divisa vi siano persone chiamate ogni giorno a intervenire in situazioni difficili e spesso rischiose.
“Oggi porto con me i segni fisici di un trauma, ma soprattutto la ferita di sentirmi invisibile agli occhi di chi avrebbe dovuto tutelarmi.”
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