Nuovo capitolo nell’inchiesta sul presunto controllo criminale di alcune attività economiche del territorio ionico. Nella mattinata del 3 giugno i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, emessa dal Gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Il provvedimento arriva al termine di ulteriori approfondimenti investigativi collegati all’operazione “Argan”, già eseguita nei mesi scorsi, e riguarda un’inchiesta nella quale risultano complessivamente indagate dodici persone.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo oggetto delle indagini avrebbe esercitato una significativa capacità di condizionamento sul territorio, facendo leva sul timore generato dalla propria reputazione criminale e sulla forza intimidatrice attribuita ad alcuni suoi componenti.
Le attività investigative, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e riscontri documentali, avrebbero consentito di ricostruire una serie di presunte richieste estorsive rivolte ad imprenditori operanti in diversi settori economici della provincia.
Tra gli episodi contestati figura quello che avrebbe coinvolto una società del comparto edile e una struttura ricettiva della litoranea jonica. Secondo l’accusa, agli imprenditori sarebbero state avanzate richieste economiche motivate dalla necessità di sostenere spese legate a vicende giudiziarie. Gli investigatori ritengono che il contesto in cui tali richieste sarebbero state formulate abbia determinato una condizione di forte pressione psicologica nei confronti delle presunte vittime.
Un’altra vicenda riguarda invece una società operante nel settore dell’impiantistica e dei servizi. Anche in questo caso, secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, le richieste di denaro sarebbero state avanzate sfruttando il peso criminale riconosciuto al gruppo e la conseguente capacità di intimidazione.
Per la Direzione Distrettuale Antimafia non si tratterebbe di episodi isolati, ma di una presunta strategia finalizzata a esercitare una costante pressione sul tessuto imprenditoriale locale, imponendo una forma di controllo economico attraverso la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza al contesto criminale investigato.
L’inchiesta ipotizza inoltre la disponibilità di armi da parte di alcuni degli indagati, elemento che contribuirebbe a rafforzare il quadro accusatorio ricostruito dagli investigatori.
Scopri di più da Tarantini Time Quotidiano
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










