L’episodio avvenuto nel quartiere Tamburi, dove un giovane è rimasto ferito da colpi d’arma da fuoco in pieno giorno, riaccende il dibattito sul tema della sicurezza e della violenza in città. A intervenire è il Coordinamento provinciale di Libera Taranto che, attraverso una nota firmata da Remo Pezzuto, esprime forte preoccupazione per il ripetersi di episodi gravi nel territorio ionico.
“Ancora sangue a Taranto: non possiamo accettare che la violenza diventi normalità”, afferma il Coordinamento, richiamando anche il recente omicidio di Bakari Sako, avvenuto poche settimane fa e che ha profondamente colpito la comunità cittadina.
Secondo Libera, il nuovo episodio rappresenta un segnale che non può essere ignorato e che impone una riflessione più ampia sulle cause che alimentano il fenomeno della violenza.
“A sole tre settimane dall’omicidio di Bakari Sako che ha profondamente scosso la nostra città, Taranto torna a fare i conti con la violenza armata. Quanto accaduto ieri nel quartiere Tamburi, con un giovane raggiunto da colpi d’arma da fuoco in pieno giorno, rappresenta un fatto gravissimo che riporta al centro dell’attenzione un clima che non può essere sottovalutato”.
Pur sottolineando l’importanza dell’attività investigativa e del lavoro delle forze dell’ordine, il Coordinamento evidenzia come il contrasto alla violenza richieda anche un forte coinvolgimento della società civile.
“Non bastano la repressione e l’intervento delle forze dell’ordine, indispensabili ma da soli insufficienti. Serve una comunità che scelga di non voltarsi dall’altra parte, che rompa il silenzio, che ricostruisca legami sociali, partecipazione e senso di appartenenza”.
Nella nota viene inoltre espresso timore per quella che viene definita una crescente assuefazione ai fenomeni di violenza e criminalità.
“Taranto non può rassegnarsi all’idea che sparare o uccidere diventino strumenti ordinari di risoluzione dei conflitti. È il momento di una presa di coscienza collettiva”.
Per Libera, ogni episodio che non genera una reazione da parte della comunità rischia di rafforzare la cultura della sopraffazione e dell’indifferenza.
“Ogni episodio di violenza che passa nell’indifferenza rende tutti più deboli e lascia più spazio alla cultura della sopraffazione”, conclude la nota del Coordinamento provinciale.
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