Oggi e domani non dobbiamo solo eleggere un sindaco e un consiglio comunale. Siamo chiamati a scegliere se partecipare oppure restare spettatori del nostro futuro. Alzatevi tutti dal letto, prendete dieci minuti del vostro tempo e la tessera elettorale. Andate al seggio e avvaletevi di quel sacrosanto diritto che i nostri genitori e nonni hanno ottenuto ad ogni costo: il diritto di scegliere.
Ed è soprattutto agli indecisi che bisogna parlare.
A chi pensa che “tanto non cambia nulla”. A chi è deluso. A chi non si sente rappresentato fino in fondo. A chi guarda questa campagna elettorale con distacco, stanchezza o perfino sfiducia. Non protestate restando a casa: protestate scegliendo in cabina elettorale, perché è un vostro diritto e dovere!
Perché proprio il voto di chi è incerto spesso vale di più. Vale perché nasce da una riflessione, non dall’abitudine. Vale perché non è automatico. Vale perché è libero.
In un piccolo paese ogni singola scheda pesa davvero. Qui non esistono numeri enormi che cancellano le persone. Qui ogni voto ha un volto, una storia, una responsabilità. Decidere di non votare significa lasciare che siano gli altri a scegliere il destino del paese anche per te.
La democrazia non è perfetta. La politica spesso delude, divide, ferisce. Ma rinunciare al voto significa rinunciare anche al diritto di pretendere, criticare, costruire.
E invece Montemesola ha bisogno di cittadini presenti. Ha bisogno di persone che scelgano di esserci, anche con dubbi, anche con fatica, anche senza entusiasmo assoluto. Perché partecipare non significa necessariamente credere ciecamente in qualcuno. Significa credere che il paese meriti attenzione, presenza e responsabilità. E ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte.
Dietro una scheda elettorale non ci sono soltanto simboli o candidati. Ci sono idee diverse di comunità, di sviluppo, di gestione del paese, di futuro per i giovani, per le famiglie, per gli anziani, per chi ogni giorno vive davvero Montemesola. Non siamo chiamati a scegliere nel buio: ognuno di noi ha la sua capacità di comprendere chi e cosa votare e, soprattutto, perché.
Restare a casa è la scelta più semplice. Andare a votare, invece, è un atto di maturità civile e di responsabilità verso la comunità.
Domani qualcuno amministrerà il paese per i prossimi cinque anni. E chiunque sarà, dovrà sapere di essere stato scelto da una comunità viva, presente, capace di assumersi la responsabilità della propria voce. Il voto non è soltanto un diritto conquistato. È anche un dovere verso il luogo in cui si vive, verso chi verrà dopo di noi e verso l’idea stessa di comunità.
Alle due liste un profondo in bocca al lupo.
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