A Montemesola se n’è andata una di quelle persone che sembrano appartenere per sempre al paese, quasi fossero parte della sua memoria collettiva. È morta all’età di 86 anni Maria Vincenza Lupoli, per tutti semplicemente “Cenzina”. Un nome che, pronunciato tra le strade del paese, richiama immediatamente il ricordo di intere generazioni cresciute tra catechismo, preghiere imparate a memoria, piccoli rimproveri e grandi insegnamenti di vita.
Per decenni è stata la catechista di tantissimi bambini di Montemesola. Una presenza costante, rigorosa, profondamente credente. Durante la catechesi era severa, inflessibile quando si trattava di educazione e rispetto, ma dietro quella compostezza c’era una donna capace di un affetto autentico, silenzioso, quasi materno. Era il modo in cui viveva la fede: con disciplina, dedizione e senso del dovere.
Molto legata alla figura di don Antonio Piccinni, storico parroco del paese, Cenzina aveva fatto della Chiesa e della catechesi la missione della sua vita. La sua era una fede concreta, quotidiana, costruita nei gesti semplici e nella presenza costante accanto agli altri. Profondamente devota a San Francesco di Paola, trovava nella spiritualità una guida capace di orientare ogni scelta e ogni giorno della sua esistenza.
Non si era mai sposata, ma chi la conosceva sa bene che il suo mondo erano i nipoti, amati come figli. A loro, come a tante persone che le sono state accanto, ha donato cure, attenzioni e quell’amore discreto che non aveva bisogno di essere esibito.
Cenzina era anche una sarta straordinaria. Ricamava con una precisione antica, paziente, quasi artistica. Le sue mani hanno cucito abiti, sistemato tessuti e insegnato a tante donne del paese l’arte del cucito e del ricamo, trasmettendo saperi e tradizioni custoditi con orgoglio. Era una donna colta, intelligente, curiosa, cresciuta in un tempo in cui conseguire la terza media rappresentava già un importante traguardo culturale.
Ma la sua cultura più grande era forse quella umana: sapeva ascoltare, insegnare, accompagnare.
Salutiamo una donna che ha attraversato la vita con sobrietà e fede, senza mai cercare visibilità o riconoscimenti. Una fede vissuta davvero, dentro la quotidianità, nel servizio agli altri, nelle parole insegnate ai bambini, nelle mani giunte durante le celebrazioni, nella devozione sincera che l’ha accompagnata fino alla fine. E forse il ricordo più bello che lascia è proprio questo: quello di una donna che ha vissuto senza rumore, ma con una fede così forte da riuscire, per decenni, a illuminare il cammino di tanti altri, nella testimonianza semplice di chi ha dedicato tutta la propria vita a Dio e alla comunità, facendo della catechesi non un compito, ma una missione d’amore.
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