“Qui siamo tutti Sako, qui ci sono mille Sako. Hanno ucciso Sako Bakari, ma Sako non è morto. E noi tutti lo rappresentiamo perché sia fatta giustizia. Noi non abbiamo paura”.
Si apre con queste parole il presidio che ha riempito piazza Fontana, nel cuore della città vecchia, nel luogo in cui sabato scorso è stato ucciso con tre coltellate Sako Bakari, bracciante agricolo 35enne originario del Mali.
Sotto la pioggia, la risposta della città è stata ampia. In piazza cittadini, comunità straniere, associazioni e movimenti. Un momento di raccoglimento che si è trasformato in una richiesta collettiva di giustizia, scandita da applausi e dai cori “libertà” e “giustizia”.
Accanto alla comunità, anche la famiglia. Il fratello della vittima, arrivato da Parigi insieme ad altri parenti, ha scelto di essere presente proprio lì, dove tutto è accaduto. “Vogliamo che ci sia giustizia, non vogliamo vendetta, non odiamo nessuno” ha detto. “Sabato mattina non potevo credere che Bako’ non ci fosse più. È stato un duro colpo e allora ho preso subito un aereo per venire qui. Non potevo restare a Parigi, sentivo il bisogno di stare vicino a Sako. Io non so perché questi ragazzi hanno ucciso. Ora voglio riportare Sako al più presto a casa sua, nella nostra famiglia. E dico grazie alle forze di polizia che in poco tempo hanno preso gli autori”.
Tra gli interventi, anche il richiamo alla dignità della persona oltre ogni etichetta. “È un momento molto difficile, è una tragedia, e non doveva accadere per nessuno” hanno detto alcuni partecipanti. “Colpisce il fatto che si dica che è stato ucciso un lavoratore e non una persona, come se gli immigrati dovessero sempre dimostrare qualcosa”.
“Bakari non era un numero, era una persona che aveva sogni, speranze, e che con il suo lavoro voleva vivere con dignità”.
La manifestazione, promossa tra gli altri da Libera Taranto, Babele e Mediterranea Saving Humans, si è aperta con un minuto di silenzio. “Mi aspettavo gente, ma non così tanta, questo è un momento di cordoglio collettivo della città” ha detto Enzo Pilò. “Per me è stato un atto di razzismo, perché è stato preso di mira un soggetto vulnerabile, uno straniero. E noi dobbiamo essere capaci di costruire una città che esprima bellezza e non rifiuto”.
A dare voce anche i più piccoli, con cartelloni portati in piazza con la scritta “Stesso cielo, stessi diritti, il rispetto non ha colore”. Sul luogo dell’omicidio sono stati deposti fiori.
“Grazie per questa risposta, grazie Taranto, avete dimostrato da che parte state” hanno aggiunto gli esponenti delle comunità straniere.
Sull’omicidio indaga la Procura: sei le persone fermate con l’accusa di omicidio aggravato, tra cui un minorenne ritenuto l’esecutore materiale.
Intanto, questa mattina è prevista la presentazione dello sportello di mediazione interculturale intitolato a Sako Bakari, alla presenza dei familiari, del sindaco e dell’assessora ai Servizi Sociali.
A Lecce, il sindaco ha proclamato il lutto cittadino in segno di vicinanza alla famiglia della vittima e di condanna per quanto accaduto.
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