Non basta il saldo tra imprese nate e cessate per leggere lo stato dell’economia locale. È quanto evidenzia Confartigianato Taranto nell’analisi presentata durante il forum “Taranto può farcela, se…”, che pone l’attenzione sulla capacità delle nuove attività di consolidarsi nel tempo.
“Il problema non è soltanto quante imprese nascono”, evidenzia Fabio Paolillo, segretario generale dell’associazione. “Il vero problema è capire quali imprese stiamo perdendo e se quelle che nascono siano realmente in grado di consolidarsi, creare occupazione stabile, resistere nel tempo e diventare parte strutturale dell’economia locale”.
Secondo il cruscotto statistico InfoCamere aggiornato a dicembre 2025, il tasso di sopravvivenza delle imprese iscritte nel 2022 è pari al 72,5%, mentre quello relativo alle imprese iscritte nel 2023 si attesta al 77,7%. Il nodo emerge però dopo, quando terminano agevolazioni e sostegni iniziali e l’impresa deve reggere sul mercato. In Puglia, secondo le più recenti elaborazioni Istat e Regione Puglia, il tasso di sopravvivenza delle imprese a cinque anni si attesta intorno al 57,2% nel 2023.
“È plausibile — osserva Paolillo — che dietro un saldo numerico apparentemente equilibrato si nasconda una sostituzione debole: imprese storiche e radicate escono dal mercato, mentre nuove attività, ancora fragili, faticano a consolidarsi”.
Nel campione camerale delle società compresenti nel triennio 2022-2024, l’81,5% delle imprese analizzate è costituito da microimprese, mentre il risultato netto mediano del 2024 si ferma a 13.459 euro. Molte realtà operano con margini ridotti e difficoltà di accesso al credito.
“In un territorio fragile — sottolinea Paolillo — il rischio reale è che una parte delle nuove attività riesca a nascere, anche grazie a incentivi e strumenti di finanza agevolata, ma resti poi sola nella fase decisiva del consolidamento”.
Per Confartigianato, è necessario superare una lettura limitata al saldo tra aperture e chiusure. Da qui la proposta di un osservatorio territoriale dedicato al ciclo di vita delle imprese almeno fino al quinto anno.
“Per troppo tempo abbiamo contato quante imprese nascevano — conclude Paolillo. Ora dobbiamo capire anche quante riescono davvero a restare e come possiamo aiutarle”.
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