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Omicidio Bakari Sako, gli inquirenti: “Una violenza senza movente che allarma la città”

Le procure e la Squadra Mobile ricostruiscono il delitto del 35enne maliano ucciso mentre andava al lavoro. “Erano alla ricerca di una vittima”. Il procuratore Pontassuglia: “Non servono solo pene più severe, bisogna cambiare la cultura”

Innocenzo Cristian Ricci by Innocenzo Cristian Ricci
12 Maggio 2026
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Omicidio Bakari Sako, gli inquirenti: “Una violenza senza movente che allarma la città”
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E’ arrivata ieri la svolta nelle indagini sull’omicidio di Bakari Sako, il 35enne originario del Mali ucciso all’alba di domenica scorsa a Taranto mentre si stava recando al lavoro. In poco più di quarantotto ore la Squadra Mobile della Questura di Taranto, coordinata dalla Procura ordinaria e dalla Procura per i Minorenni, ha individuato i presunti responsabili del delitto: quattro ragazzi giovanissimi, tutti minorenni e un 19enne.

Nel corso della conferenza stampa convocata in Questura, il questore di Taranto Michele Davide Sinigaglia ha rivolto un plauso agli investigatori per il lavoro svolto “in perfetta sinergia” con le due procure, sottolineando la rapidità e la complessità delle indagini che hanno consentito di dare un volto ai presunti autori del delitto.

Parole dure sono state pronunciate dal procuratore della Repubblica di Taranto Eugenia Pontassuglia, che ha parlato di “una drammatica vicenda” maturata in un contesto sociale che “desta allarme”.

“Da una parte – ha dichiarato – c’è la vita di un uomo regolare sul territorio italiano, che alle cinque del mattino si stava recando al lavoro per mantenere la propria famiglia. Dall’altra ci sono ragazzi di 15 e 16 anni che a quell’ora scorrazzano per la città alla ricerca di qualcuno da colpire. E la persona individuata come vulnerabile e indifesa è stata un uomo di colore”.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il branco avrebbe provocato pochi minuti prima un altro cittadino straniero, tentando di innescare una lite. Poco dopo avrebbe incrociato Bakari Sako, trasformandolo nel bersaglio della violenza.

Pontassuglia ha evidenziato come episodi simili si stiano moltiplicando e ha lanciato una riflessione che va oltre il piano repressivo. “Non esistono decreti sicurezza che tengano. Non serve aumentare le pene o creare nuovi reati. Occorre cambiare la cultura e comprendere che questa terra appartiene a tutti coloro che hanno diritto di viverci ed essere rispettati”.

Il procuratore ha poi raccontato un passaggio emerso dagli atti dell’inchiesta: subito dopo l’aggressione la vittima avrebbe cercato rifugio all’interno di un bar, ma il titolare gli avrebbe intimato di uscire senza contattare le forze dell’ordine. “Se imparassimo a farci carico dei problemi degli altri – ha aggiunto – senza considerarli un fastidio, forse molte degenerazioni potrebbero essere evitate”.

Il procuratore per i Minorenni Daniela Putignano ha definito la Squadra Mobile di Taranto “un’eccellenza investigativa” e ha espresso vicinanza alla comunità maliana, parlando di “un fatto grave e violentemente immotivato”.

“I quattro ragazzi – ha spiegato – sono incensurati, ma non sconosciuti all’autorità giudiziaria minorile. Erano già all’attenzione per situazioni di disagio familiare, limitazioni della responsabilità genitoriale o inadempienze scolastiche. La repressione con i minori conta poco se non si interviene prima sul disagio”.

Un quadro che restituisce adolescenti “completamente svincolati dall’obbligo familiare”, spesso armati di coltelli e privi di controllo. “Probabilmente erano alla ricerca di una vittima”, ha aggiunto Putignano.

Determinante, sul piano investigativo, il lavoro svolto dagli uomini della Squadra Mobile diretta da Antonio Serpico. “Questa indagine ha commosso tutti noi – ha dichiarato – ed è stata vissuta come un debito nei confronti di questa povera vittima”.

Gli investigatori hanno analizzato decine di filmati di videosorveglianza privata. Attraverso un lungo lavoro di ricostruzione e “collage” delle immagini sono riusciti a delineare la dinamica dell’aggressione e a identificare gli odierni indagati.

Resta però ancora senza risposta il movente. “Abbiamo cercato di comprenderlo – ha spiegato Serpico – ma ad oggi non esiste una ragione concreta. C’era soltanto la volontà di provocare, colpire e aggredire”.

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Innocenzo Cristian Ricci

Classe 1998, appassionato di sport. Sin da bambino batte i primi calci in campo a Montemesola, fermandosi poi alla categoria esordienti. Tifoso sfegatato del Bayern Monaco, decide di unire la passione alla scrittura per raccontare ciò che avviene in campo e anche fuori dal campo. Si occupa infatti anche di altre tematiche, in attesa di conseguire l'iscrizione all'albo. Copywriter Junior per ERComunicazione. Mail: cristian.ricci@tarantinitime.it

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