In questi giorni, attorno a un semplice editoriale, si è aperta una discussione che ormai va ben oltre la politica locale. Perché quando il dibattito smette di concentrarsi sui contenuti e comincia a mettere sotto accusa il ruolo stesso dell’informazione, il problema non riguarda più soltanto un giornale o un giornalista. Riguarda il livello democratico di un confronto pubblico.
Per questo motivo le dichiarazioni pronunciate stasera dal palco del pubblico comizio della lista numero 1 “Insieme” meritano attenzione.
Il candidato sindaco ha parlato apertamente di un attacco alla democrazia attraverso l’attacco a una testata giornalistica. E ha aggiunto una frase tanto semplice quanto importante: “è impensabile colpire chi sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro”.
Parole che assumono un significato particolare non perché arrivino da un alleato politico, cosa che non è, ma esattamente per il motivo opposto.
Non ho mai nascosto di non aver mai votato quella parte politica. Così come non ho mai nascosto, nel corso degli anni, le mie critiche spesso dure nei confronti dell’attuale amministrazione e degli esponenti alcuni dei quali oggi candidati nella lista “Insieme”. Chiunque abbia seguito il mio lavoro sa bene che, quando ho ritenuto ci fossero errori amministrativi, scelte discutibili o aspetti da contestare, l’ho fatto apertamente, pubblicamente e senza particolari riguardi. Con il sindaco uscente, Ignazio Punzi, abbiamo spesso avuto accesi battibecchi.
Eppure c’è un elemento che, in tutti questi anni, non si è mai verificato: nessuno ha mai tentato di delegittimare il mio ruolo di cronista o il diritto di esprimere opinioni attraverso un editoriale.
Anzi, nelle scorse settimane mi sono persino vista costretta a presentare una querela dopo che la testata è stata pubblicamente screditata e definita un “blog di paese”, mentre io, giornalista iscritta all’albo e in attività da moltissimi anni, venivo liquidata come una semplice “blogger”, “per non citare giornali o social veri senza pagare i diritti”.
Il motivo? Aver realizzato un servizio giornalistico e alcune interviste su un’iniziativa promossa dall’amministrazione comunale. Pura cronaca. Lo stesso identico lavoro che, negli anni, ho svolto anche quando a organizzare eventi, iniziative o manifestazioni erano esponenti politici o associazioni vicine proprio a chi con quel post sui social ha scelto di delegittimare il giornale. Una realtà presente a Montemesola da 12 anni.
La libertà di informazione non può essere difesa soltanto quando produce articoli graditi o critiche rivolte agli avversari politici. La sua tenuta si misura soprattutto quando il giornalismo infastidisce, punge o colpisce la propria parte.
Ed è proprio questo, a mio avviso, il passaggio più significativo delle parole pronunciate stasera dal palco: il riconoscimento di un principio democratico anche nei confronti di chi, negli anni, non è stato affatto accomodante.
Perché l’onestà intellettuale si vede soprattutto lì. Nella capacità di difendere un principio anche quando non conviene politicamente farlo.
Criticare un articolo, dissentire da un editoriale o contestare una posizione è assolutamente legittimo. Diverso è quando si prova a trasformare il giornalismo in un bersaglio politico soltanto perché un’opinione espressa pubblicamente non è piaciuta.
Un giornale può essere criticato. Deve poter essere criticato. Ma non può diventare improvvisamente “scomodo” soltanto nel momento in cui esercita il diritto di critica verso una determinata parte politica.
Per questo motivo credo che le parole ascoltate stasera meritino rispetto. Non per appartenenza. Non per vicinanza politica. Ma perché, in un momento in cui qualcuno ha scelto di attaccare il ruolo dell’informazione, c’è stato anche chi ha scelto di difenderne il principio.
E oggi, nel dibattito pubblico, non è affatto una cosa scontata. Diventa una questione di cultura democratica. E a chi pensa che la pubblicità presente sul sito sia strumentale, rispondo che anche sei anni fa, con mia sorella candidata in una lista avversaria, il gruppo Insieme ha acquistato gli spazi Tarantini Time.
E comunque, per concludere: sul menù della mensa alla primaria, anche se a farlo è l’Asl e non l’Amministrazione, non c’è giustificazione che tenga. E questo non lo scrivo da giornalista, ma da mamma.
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