Dopo il recente incidente nel reparto Pla/2 del Treno Lamiere dello stabilimento siderurgico di Taranto, Acciaierie d’Italia ha comunicato ai dipendenti il ricorso alla cassa integrazione a zero ore senza indicare una scadenza. La comunicazione, secondo quanto riferito dal sindacato Usb, è stata trasmessa tramite un messaggio WhatsApp.
Sono circa sessanta i lavoratori coinvolti dal provvedimento, in gran parte impegnati in attività di manutenzione e sicurezza degli impianti: tra questi, 25 addetti alla manutenzione e 15 alla sicurezza.
“Acciaierie d’Italia invia ai dipendenti una comunicazione, con un messaggio whatsapp, con cui annuncia il ricorso alla cassa integrazione a ore zero, senza termine finale. Circa sessanta i destinatari del reparto Treno Lamiere, di cui 25 addetti alla manutenzione e 15 preposti alla sicurezza dell’impianto. Oltre il danno, la beffa, perché questo accade proprio nel momento in cui ci si aspettava dall’azienda un intervento efficace a tutela della sicurezza dei lavoratori su impianti e strutture, soprattutto nei reparti che presentano, con evidenza, grandissime criticità”, dichiara il coordinatore provinciale Usb, Francesco Mercurio.
Il provvedimento arriva a pochi giorni dal cedimento di un cappellone industriale installato a oltre 20 metri di altezza, precipitato all’interno del capannone senza provocare feriti. Un episodio che, secondo il sindacato, avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
“Questo accade a pochi giorni dal grave episodio avvenuto proprio al reparto Pla/2 (Treno Lamiere), dove un cappellone industriale installato a oltre 20 metri di altezza è precipitato all’interno del capannone, sfiorando quella che avrebbe potuto trasformarsi nell’ennesima tragedia sul lavoro all’interno dell’ex Ilva. La possibilità che questo accadesse era stata messa in conto e anche preannunciata con un suono alquanto provocatorio durante il confronto con i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Oggi si passa dalle parole ai fatti”, prosegue Mercurio.
Usb evidenzia come, a fronte dell’accaduto, la decisione aziendale non vada nella direzione di un intervento sulle condizioni di sicurezza degli impianti.
“Di fronte ad un evento gravissimo, che solo per puro caso non ha provocato vittime, la risposta aziendale sembra quindi essere non quella di investire sul ripristino delle condizioni minime di sicurezza sul lavoro, ma quella di mandare a casa i lavoratori in cassa integrazione. Una scelta che appare ancora più incomprensibile, considerando che gli obblighi di sicurezza e manutenzione sono previsti dalla normativa anche con riferimento agli impianti fermi o non marcianti”.
Il sindacato ribadisce le criticità già segnalate nel reparto, tra cui il deterioramento delle strutture e le infiltrazioni d’acqua all’interno del capannone.
“Come USB, denunciamo da tempo le condizioni critiche del reparto Treno Lamiere: strutture deteriorate dall’usura e dagli agenti chimici, coperture ormai ridotte a un colabrodo e infiltrazioni continue che, nelle giornate di pioggia, come è accaduto nelle ultime ore, riversano enormi quantità d’acqua all’interno del capannone e direttamente sugli impianti”.
“Quanto accaduto rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme ignorato. E l’impressione sempre più forte è che questa gestione continui a utilizzare la cassa integrazione come strumento punitivo nei confronti dei lavoratori e di chi chiede semplicemente condizioni di lavoro sicure e dignitose”, conclude Mercurio.
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