La mitologia greca ha sempre ispirato tante culture, anche nella modernità. I suoi dèi, i suoi eroi e i suoi simboli continuano a vivere nei film, nelle serie televisive, nei romanzi fantasy, nei fumetti, nei videogiochi e persino in prodotti di intrattenimento digitale come gates of olympus, dove l’immaginario di Zeus e dell’Olimpo viene ripreso in chiave contemporanea. Da Hollywood ai musei, dalla letteratura alla pubblicità, il mondo greco resta una fonte inesauribile di fascino. Ma per alcune città questo legame non è solo estetico o narrativo: è parte della propria identità storica. Taranto è una di queste.
Taranto, una città nata nel segno del mito
Taranto conserva un rapporto profondissimo con la cultura greca. Nell’antichità il suo nome era Taras, e proprio Taras è il personaggio mitologico che più di ogni altro rappresenta l’origine simbolica della città. Secondo la tradizione, Taras era figlio di Poseidone, dio del mare, e della ninfa Satyria. Il mito racconta che l’eroe sarebbe approdato sulle coste ioniche grazie all’aiuto di un delfino, animale sacro e ricorrente nell’immaginario marino greco.
Questa immagine non è rimasta confinata al racconto leggendario. Taras a cavallo di un delfino divenne infatti uno dei simboli più riconoscibili della città antica. Lo si ritrova sulle monete tarantine, testimonianza di quanto il mito fosse importante per costruire l’identità pubblica della polis. Non si trattava solo di una bella storia: era un modo per dire chi fossero i Tarantini, da dove venissero e quale fosse il loro rapporto privilegiato con il mare.
Poseidone, il mare e l’anima ionica della città
Il legame con Poseidone è particolarmente significativo. Taranto è una città di mare, affacciata su due bacini che hanno segnato la sua storia, la sua economia e la sua cultura. Il Mar Grande e il Mar Piccolo non sono semplici elementi geografici: sono parte dell’anima tarantina. In questo senso, il mito di Taras figlio di Poseidone appare quasi naturale. La città si racconta attraverso il mare perché dal mare ha tratto ricchezza, difesa, scambi commerciali e identità.
Nella mitologia greca Poseidone non è solo il dio delle tempeste e dei terremoti, ma anche una divinità legata alla potenza, al viaggio, alla navigazione e alla fondazione di città costiere. Associare Taranto a suo figlio significava collocare la città dentro una genealogia prestigiosa, divina, capace di darle autorevolezza nel mondo della Magna Grecia.
Falanto e la fondazione spartana
Accanto al mito di Taras esiste un altro racconto fondamentale: quello di Falanto. La tradizione vuole che Taranto sia stata fondata nel 706 a.C. da coloni spartani guidati proprio da Falanto, capo dei Parteni. Anche in questo caso storia e leggenda si intrecciano. La fondazione coloniale greca veniva spesso narrata attraverso profezie, viaggi, segni divini e interventi degli oracoli.
Falanto avrebbe ricevuto dall’oracolo di Delfi l’indicazione per fondare una nuova città. Questo elemento è tipico dei racconti greci di colonizzazione: l’oracolo non era soltanto una voce religiosa, ma anche una forma di legittimazione politica. Dire che una colonia era nata con il favore di Delfi significava attribuirle un destino speciale.
Taranto fu l’unica colonia spartana della Magna Grecia, e questo la rende ancora più particolare. La sua identità non era genericamente greca, ma specificamente legata a Sparta, una delle città più celebri e influenti dell’antichità. Il mito di Falanto serviva quindi a rafforzare il prestigio della comunità tarantina e a distinguerla dalle altre poleis dell’Italia meridionale.
Satyria e il territorio prima della città
Un’altra figura importante è Satyria, la ninfa indicata come madre di Taras. Il suo nome richiama il territorio di Saturo, area costiera vicina a Taranto, considerata uno dei luoghi legati alle origini più antiche dell’insediamento greco. Anche qui il mito svolge una funzione precisa: collega la nuova città greca al paesaggio locale, creando una continuità tra natura, sacralità e fondazione urbana.
Le ninfe, nella religione greca, erano spesso associate a sorgenti, grotte, boschi e luoghi naturali. Satyria rappresenta quindi il volto più arcaico e territoriale del mito tarantino. Se Poseidone collega Taranto al mare e alla dimensione divina, Satyria la radica nella terra, nelle coste e nei luoghi concreti della sua origine.
Un’eredità ancora viva
Oggi Taranto non è più la polis greca che dominava il Mediterraneo, ma i suoi legami con la mitologia restano visibili. Il simbolo del delfino continua a essere associato alla città, il nome Taras conserva una forza evocativa potente, e il Museo Archeologico Nazionale di Taranto custodisce reperti che raccontano la grandezza della città magno-greca.
La mitologia, dunque, non è solo un insieme di racconti lontani. Nel caso di Taranto è memoria, identità e patrimonio culturale. Raccontare Taras, Poseidone, Satyria e Falanto significa riscoprire una città che ha costruito la propria immagine attraverso il dialogo tra storia e leggenda.
In un tempo in cui i miti greci vengono continuamente reinterpretati dal cinema, dai giochi e dalla cultura pop, Taranto ricorda qualcosa di più profondo: per alcune comunità il mito non è una moda, ma una radice. E nel caso tarantino questa radice affonda nel mare, nel delfino e nel nome antico di Taras.
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