C’è una differenza enorme tra fare una proposta politica e screditare ciò che esiste.
La prima è legittima. La seconda è un errore. E forse anche un segnale di scarsa conoscenza del paese che si pretende di amministrare.
Dal palco di un pubblico comizio, un candidato consigliere della lista “Oltre” ha dichiarato di voler “un paese dove gli eventi non siano improvvisati e mediocri, ma organizzati e attrattivi”. Una frase pronunciata probabilmente per dare forza a un concetto. Ma le parole hanno un peso. Sempre. E quando si parla di una comunità, quel peso diventa ancora più grande.
Perché se si sostiene che il paese abbia bisogno di eventi “non mediocri”, il significato è semplice: si sta dicendo che finora gli eventi organizzati a Montemesola siano stati mediocri.
E questo non è soltanto ingeneroso. Non corrisponde alla realtà.
E lo fa nei confronti delle due Confraternite che negli anni hanno organizzato feste patronali capaci di richiamare migliaia di persone e saturare letteralmente le strade del paese. Verso l’associazione Il Carrozzone, che con le commedie in vernacolo ha riempito la piazza e riportato la gente a vivere il centro storico. Nei confronti della sottoscritta che con il Carrozzone ha collaborato alla realizzazione della “Notte in Bianco del Marchese”, organizzata dal basso e diventata un appuntamento capace di coinvolgere attività, famiglie e visitatori. Verso il Milan Club, che ha realizzato eventi “degni di uno stadio”, e verso la Pro Loco con il Festival dei Baffi, ormai diventato un simbolo identitario di Montemesola. E mi scuso in anticipo con queste associazioni per averle citate, ma era inevitabile. Perché sono la firma di una Montemesola di successo dal punto di vista dell’attrazione.
Definire tutto questo “improvvisato” o “mediocre” significa ignorare la realtà. Oppure, peggio, finisce per sminuirla volutamente per costruire una narrazione utile alla campagna elettorale.
Dietro un evento riuscito non ci sono improvvisazione e mediocrità. Ci sono riunioni interminabili, sacrifici personali, problemi logistici, responsabilità economiche, notti insonni e persone che sottraggono tempo alle proprie famiglie per regalare al paese momenti di comunità. Chi organizza davvero eventi lo sa bene. Per questo certe parole non possono essere liquidate come una semplice “uscita infelice”.
Montemesola, negli anni, ha dimostrato di sapersi muovere dal basso. Attraverso il volontariato, le associazioni, i gruppi culturali, i privati cittadini. Senza grandi strutture, senza grandi finanziamenti, ma con passione. E spesso ottenendo risultati che tanti altri comuni più grandi non riescono nemmeno ad avvicinare.
Si può certamente pensare di fare meglio. Si può proporre una visione diversa, investire di più, portare nuove idee. Anzi, sarebbe auspicabile. Ma una proposta credibile non nasce demolendo ciò che altri hanno costruito. Non nasce dipingendo il paese come una realtà spenta o incapace. Non nasce offendendo, anche indirettamente, chi si è rimboccato le maniche quando molti altri restavano a guardare.
Perché qui non si parla soltanto di eventi. Si parla di persone. Di cittadini che hanno creduto nel paese quando era più facile lamentarsi che fare. Di chi ha provato a creare aggregazione, cultura e partecipazione senza chiedere nulla in cambio.
La politica dovrebbe avere il coraggio dell’onestà intellettuale. E l’onestà intellettuale impone di riconoscere ciò che funziona, anche quando non porta la propria firma.
Perché il rischio, altrimenti, è quello di scambiare la critica con la presunzione. E di credere che basti salire su un palco per cancellare anni di lavoro, entusiasmo e partecipazione popolare.
Montemesola non ha bisogno di chi racconta un paese mediocre per sembrare migliore.
Ha bisogno di chi sappia valorizzare quello che esiste già, migliorarlo, farlo crescere e rispettarlo.
Il resto è soltanto propaganda.
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