La campagna elettorale a Montemesola rischia di trasformarsi nell’ennesima discarica social dove il confronto politico lascia spazio all’insulto, alla vigliaccheria dell’anonimato e alla violenza verbale più miserabile.
Da settimane assistiamo a uno spettacolo indegno. Prima le “galline”, poi “Zorro”, infine i vari “signor Carlo”, che di signore non hanno assolutamente nulla. Dietro questi pseudonimi si consuma il peggio della politica da tastiera: bodyshaming, derisione personale, attacchi volgari rivolti persino a una candidata al consiglio comunale, colpita non per idee o programmi, ma per il suo aspetto fisico.
È il livello più basso della discussione pubblica. Ed è inutile girarci intorno: chi usa questi metodi è un codardo.
Non sappiamo chi si nasconda dietro questo profilo fake, anche se più di un sospetto serpeggia ormai da tempo. Ma una cosa è certa: non si tratta del classico account creato ieri sera. Basta visitare il profilo per vedere un’attività social che va avanti da anni. Negli ultimi tempi, i suoi commenti sono apparsi ovunque: nei gruppi Facebook montemesolini, sotto i post dei candidati, perfino nelle pagine del sindaco e di altri esponenti politici locali.
Il soggetto sostiene apertamente di tifare per una delle due liste. Se davvero fosse così, sarebbe il peggior sostenitore possibile. Perché una campagna elettorale costruita sugli insulti personali non porta consenso: porta solo degrado. E chi pensa di aiutare una parte politica facendo il leone da tastiera, in realtà la trascina nel fango.
Bene hanno fatto quindi le forze politiche che hanno deciso di segnalarlo pubblicamente, invitando utenti e followers a bloccare e denunciare quel profilo. Perché la libertà di opinione non può diventare il paravento dietro cui nascondere l’odio, la diffamazione e la violenza verbale.
Oggi Facebook permette di creare più profili collegati alla stessa utenza. Se questo fake dovesse rientrare in quella modalità, stanarlo sarebbe persino più semplice di quanto si creda: bloccando il profilo falso, infatti, si rischierebbe di perdere automaticamente anche il contatto col profilo reale. E forse è proprio questo che spaventa chi oggi si nasconde dietro una maschera digitale.
Il gruppo “Piazza IV Novembre” ha sempre garantito libertà di espressione a tutti, anche a chi ha scelto l’anonimato per non esporsi personalmente. Facebook stesso prevede la possibilità di commentare come membro anonimo. Ma anonimato non significa impunità. E libertà non significa poter insultare chiunque.
Da amministratori abbiamo sempre difeso il diritto di parola, anche quando le opinioni erano scomode o lontane dalle nostre. Ma davanti all’offesa gratuita, al dileggio personale e al bodyshaming, non esiste neutralità possibile.
Fa sorridere amaramente, poi, vedere come qualcuno si indignava settimane fa per la presenza di profili anonimi nel gruppo, salvo ignorare (o fingere di ignorare) i fake dietro cui si nascondono persone molto ma molto vicine a loro.
La verità è semplice: la politica locale merita di meglio di questa fogna social.
Per questo ribadiamo la nostra piena solidarietà all’assessore ancora in carica Pasqua Lupoli, candidata al consiglio comunale e bersaglio di attacchi vergognosi che nulla hanno a che vedere con il confronto democratico. E va riconosciuto, con rispetto, anche il valore della solidarietà bipartisan emersa in queste ore: perché si può essere avversari politici senza diventare miserabili esseri umani.
Avvelenare il dibattito con fake, offese e bodyshaming non aiuta la politica né i candidati. Ne abbassa solo il livello.
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