Il tema della movida notturna torna al centro del dibattito cittadino, tra esigenze economiche e diritto alla quiete dei residenti. Una questione che continua a dividere l’opinione pubblica e che richiede, secondo Confcommercio, un approccio basato sul dialogo e sulla mediazione.
A intervenire è Domenico Bonavoglia, presidente provinciale di Confcommercio Fipe Bar, che sottolinea la necessità di evitare misure restrittive che possano incidere negativamente sulle attività economiche e sull’attrattività della città.
“Invocare misure rigide che rischiano di spegnere la città, significa arrestare gli sforzi di una imprenditoria che crede nelle potenzialità di una Taranto, città accogliente, che sa regalare una vita notturna di qualità e sicura.”
Secondo Bonavoglia, la movida rappresenta non solo un momento di socialità, ma anche una risorsa in termini di lavoro, turismo e sicurezza urbana.
“La cosiddetta movida è lavoro, occupazione, turismo e sul piano sociale sicurezza e vitalità. Il punto è che si chiede che dopo la mezzanotte cali il black out sulla città, con il blocco di ogni attività di intrattenimento e di cultura, è come mettere il freno a mano su una Taranto che faticosamente cerca di inventarsi un nuovo modello di città mediterranea, accogliente, vivace e certamente diversa dal cliché di città industriale, che le è stato incollato addosso per decenni.”
Pur riconoscendo le criticità segnalate dai residenti, il presidente evidenzia la necessità di trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze.
“Certamente comprendiamo le ragioni dei residenti e noi per primi condanniamo gli abusi, gli eccessi, ma da qui a chiederne, come qualcuno invoca, il fermo delle attività a partire dalla mezzanotte significa non volere bene a Taranto, non desiderare un cambiamento per la nostra amata città.”
Confcommercio Fipe Bar ribadisce infine la propria disponibilità al confronto con l’amministrazione comunale e con i rappresentanti dei residenti per individuare soluzioni condivise.
“Fipe Confcommercio Taranto resta disponibile al confronto con l’Amministrazione comunale e con i rappresentanti dei residenti perché – conclude Bonavoglia- siamo convinti che esista una via della mediazione per affermare una convivenza civile tra residenti ed attività economiche.”
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