Fino al 40% delle diagnosi di tumore potrebbe essere evitato intervenendo sui fattori di rischio modificabili, ma in Italia nel 2025 si stimano oltre 362mila nuovi casi, con un divario di sopravvivenza di circa il 5% tra Sud e Centro-Nord. In questo contesto si inserisce la tappa tarantina del ciclo «Fasi al tuo fianco: dalla prevenzione alla cura», promosso dal fondo sanitario integrativo dei dirigenti d’azienda.
L’incontro si è svolto nella Sala Convegni dell’Auditorium del Dipartimento di Prevenzione della ASL Taranto, riunendo rappresentanti delle istituzioni, del sistema sanitario e del mondo produttivo per un confronto sui temi della prevenzione, dell’accesso alle cure e della responsabilità condivisa.
Ad aprire i lavori Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL Taranto, e il presidente Fasi Daniele Damele.
“La prevenzione non è un costo, ma un investimento: ogni euro speso genera un risparmio significativo nel tempo. Per questo, in una fase in cui si discute di vincoli di spesa e patto di stabilità, i costi della prevenzione dovrebbero essere considerati a tutti gli effetti come investimenti strategici per la sostenibilità del sistema sanitario. Prevenzione, poi, è strettamente legata al tema della longevità: l’Italia è oggi la seconda nazione più longeva in Europa. Ma questo dato va letto con attenzione: esiste un forte divario territoriale, con differenze significative tra Nord e Sud, e soprattutto un altro elemento critico. Se guardiamo all’aspettativa di vita in salute dopo i 65 anni, il nostro Paese scivola al decimo posto in Europa. Questo significa che viviamo più a lungo, ma spesso gli ultimi anni della vita sono segnati da malattie croniche e pluripatologie”.
“‘Prevenire è meglio che curare’ è uno slogan che abbiamo sentito mille volte, ma resta una verità assoluta. Proprio per questo, oggi il Fasi mette a disposizione 22 pacchetti di prevenzione: siamo la realtà di sanità integrativa con il maggior numero di strumenti di questo tipo. I dati ci dicono che chi li utilizza, nel tempo, richiede meno rimborsi. Guardando al futuro, vogliamo rafforzare sempre di più il tema della prevenzione personalizzata: non siamo tutti uguali e non può esistere una prevenzione identica per tutti. Ed è in questa direzione che si inserisce anche il lavoro sul nomenclatore, che abbiamo ampliato in modo significativo: solo nell’ultimo anno sono state introdotte 163 nuove voci, un risultato mai raggiunto nei 49 anni di storia del Fondo. Oggi possiamo dire che il nomenclatore del Fasi è tra i migliori in Italia, e vogliamo migliorarlo ancora”.
Nel corso del confronto è stato evidenziato anche il legame tra salute e produttività. “Investire sulla qualità della vita dei dirigenti – e, più in generale, delle persone – è fondamentale. Lavorare in condizioni migliori, più serene, significa anche lavorare meglio e rendere di più: è questo il messaggio che portiamo avanti ogni giorno. Non si tratta di un costo, ma di un investimento. Ecco perché la sanità integrativa assume un ruolo centrale. È quindi particolarmente significativo che un incontro come questo sia stato organizzato a Taranto, spesso etichettata come una “città dei veleni”, una città che ha ancora bisogno di attenzione su questi temi ma che, al tempo stesso, sta dimostrando una forte capacità di cambiamento”.
“Quella del Fondo è da sempre un’attività di grande valore sui territori, e lo è ancora di più in una fase come quella attuale, in cui si avverte con forza la crisi della sanità in Italia. In questo contesto, il Fasi riesce a supplire con efficacia alle difficoltà che il Servizio sanitario pubblico si trova oggi ad affrontare, offrendo un supporto concreto e sempre più efficace agli assistiti, che possono contare su un servizio sempre più capillare e tempestivo”.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della prevenzione personalizzata e della responsabilità individuale. “Si può costruire davvero solo quando l’assistito, il cittadino, diventa responsabile della propria salute. Quindi, è necessario aiutare le persone a comprendere l’importanza degli stili di vita e a diventare parte attiva nei percorsi di prevenzione. Solo così è possibile rendere la prevenzione più efficace, mirata e sostenibile nel tempo”.
Infine, è stata sottolineata la necessità di un cambio culturale anche nella formazione sanitaria. “Ancora oggi si investe troppo poco in prevenzione, mentre sarebbe necessario un vero cambio di paradigma culturale, a partire dalla formazione dei medici: siamo stati abituati a curare più che a prevenire. La prevenzione, inoltre, deve essere necessariamente personalizzata. Non ci saranno mai risorse sufficienti per fare tutto per tutti: è quindi fondamentale individuare le classi di rischio e seguirle in modo mirato. Oggi abbiamo a disposizione strumenti avanzati – dalla genetica alla metabolica, fino alla diagnostica – che ci permettono di identificare i cluster più a rischio e intervenire in modo tempestivo, prevenendo l’insorgenza delle malattie e riducendone le conseguenze”.
La tappa tarantina ha rappresentato un momento di confronto tra dati scientifici, esperienze operative e strategie future, con l’obiettivo di rafforzare la cultura della prevenzione nei territori e nei contesti lavorativi.
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