Uno sguardo che prova ad andare oltre, davvero. Oltre le appartenenze, oltre le divisioni che negli anni hanno segnato anche la vita amministrativa di un piccolo paese. È questo il senso del progetto presentato questa sera a Montemesola, dove è stata ufficializzata la proposta civica in vista delle elezioni di maggio.
La lista si chiamerà “Montemesola Oltre – le idee si incontrano nasce il futuro”. Un nome che, già da solo, dice molto. “Oltre” è una parola semplice, ma densa. Dentro c’è l’idea di superare qualcosa, ma anche quella di costruire. Non a caso, il progetto mette insieme persone con storie politiche diverse, provenienti sia da destra che da sinistra, che hanno scelto di sedersi allo stesso tavolo.
A guidare questo percorso sarà Donato Alba, candidato alla carica di sindaco, che durante la presentazione ha insistito molto proprio sul significato del nome.
“Montemesola Oltre credo che dica tantissime cose – ha spiegato – Oltre significa anche riappropriarsi dei termini dell’universo grandioso che racchiude la parola politica, che è un sostantivo femminile”.
Un passaggio non casuale. Alba ha voluto richiamare un’idea di politica che torna ad essere relazione, cura, attenzione verso l’altro: “La politica è un sostantivo femminile perché si occupa degli altri, si occupa dell’altro. Per questo è necessario un ritorno alla politica vera, lasciando perdere discorsi poveri e vuoti”.
Parole che restituiscono anche una certa distanza da un modo di fare politica percepito come stanco, ripetitivo, poco autentico. “Se c’è qualcosa che possiamo imparare, bene – ha aggiunto – ma se c’è qualcosa che ci deve svuotare emotivamente, culturalmente, eticamente, allora io preferisco stare oltre. Questo è il principio”.
Il progetto si regge su un decalogo che prova a mettere nero su bianco le priorità. Tra queste, una su tutte: contrastare lo spopolamento. L’idea è chiara, quasi netta: non accompagnare chi va via, ma creare le condizioni perché restare sia possibile.
Poi ci sono i servizi, quelli che fanno la differenza nella vita quotidiana: scuola, sanità, trasporti, spazi di incontro. Senza questi, il paese si svuota non solo di persone, ma anche di relazioni.
C’è anche un passaggio che riguarda il modo stesso di amministrare: non limitarsi a gestire ciò che esiste, ma immaginare. Recuperare spazi, ripensare il paese, renderlo più vivibile. Un cambio di passo che, almeno nelle intenzioni, vuole rompere con una logica conservativa.
E ancora: i giovani, chiamati non solo a restare ma a poterlo fare davvero, e gli anziani, riconosciuti come memoria viva e non come presenza marginale.
Non manca l’attenzione alla cultura, alle tradizioni e all’identità del territorio, ma senza chiudersi. L’innovazione, infatti, viene vista come uno strumento utile, a patto che resti legata alla realtà del paese.
Infine, un richiamo forte all’agricoltura e all’artigianato. Non come nostalgia, ma come elementi concreti di economia e identità.
Nel complesso, quella presentata è una proposta che prova a tenere insieme visione e quotidianità. Resta da capire quanto le persone siano davvero disposte ad andare “oltre”. Ma l’intenzione, almeno per ora, è chiara: partire dalle persone e riportare la politica a misura di comunità.
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