La città di Taranto si avvia verso uno dei periodi più sentiti e significativi dell’anno: la Settimana Santa. Non si tratta di una semplice ricorrenza religiosa, ma di una vera e propria sospensione del tempo, un’attesa che dura mesi, che appartiene alla memoria profonda della città e richiama fedeli, confraternite e famiglie attorno a riti antichi, tramandati di generazione in generazione. Tra preghiera, silenzio, marce funebri e il caratteristico nazzecare, il passo oscillante dei confratelli, si rinnova una delle tradizioni più forti e identitarie del territorio.
I riti cominciano già nei giorni che precedono le processioni e vivono di momenti che, da sempre, fanno parte dell’anima della Settimana Santa tarantina. Tra questi ci sono le tradizionali aste della Domenica delle Palme, appuntamento atteso che assegna poste, simboli e ruoli legati alle processioni. È un rito nel rito, vissuto con partecipazione e senso di appartenenza, che segna di fatto l’ingresso della città nel clima della Passione.
Altro elemento centrale sono le sdanghe, le travi di legno utilizzate per sorreggere e trasportare i simulacri durante le processioni. Attorno a esse si concentra una parte importante della fatica e del significato penitenziale che accompagna i riti: il peso sostenuto sulle spalle diventa segno concreto di sacrificio, mentre il procedere lento e cadenzato dei confratelli restituisce alla città un’atmosfera di raccoglimento che da sempre distingue la Settimana Santa di Taranto.
Una preparazione e uno spirito penitente che accompagna fedeli e confratelli e che sfocia nelle due sentite processioni, quella della Beata Vergine Addolorata e i Misteri, in cui è racchiusa tutta la solennità dei riti tarantini.
Nella notte tra il giovedì e il venerdì Santo, la Beata Vergine Addolorata, vestita a lutto, esce in processione dalla chiesa di San Domenico in città vecchia. Si tratta di uno dei momenti più intensi e carichi di commozione che impersona il dolore atroce di una madre che esce per cercare suo figlio. È il dolore di Maria davanti alla Passione di Cristo, un dolore che abbraccia le strade del borgo antico, che si trasforma in preghiera e penitenza. Un momento intenso, molto partecipato in un clima di commozione e rispetto.
Il venerdì Santo invece, è la volta dei Misteri. È la processione più lunga e solenne dei riti tarantini e si protrae fino alla mattina del sabato Santo con il ritorno dei confratelli e dei simulacri nella chiesa del Carmine, con il troccolante, il quale, con i tre colpi al portone della chiesa, segna “il tutto è compiuto”.
È la processione che più di ogni altra racconta la dimensione pubblica e collettiva del dolore, trasformando le strade in un luogo di raccoglimento e memoria. Il passaggio dei Misteri, scandito dal ritmo lento del nazzecare, è uno degli aspetti più riconoscibili e suggestivi della tradizione tarantina.
Quando le due processioni attraversano la città, Taranto si ferma. Le luci soffuse, il silenzio della folla, il suono delle bande e il passo lento dei confratelli creano un’atmosfera unica, capace di unire fede e identità popolare. Non si tratta soltanto di cerimonie religiose, ma di un patrimonio collettivo che continua a vivere nella partecipazione della comunità, nel lavoro delle confraternite e nel legame profondo tra passato e presente.
È proprio in questa capacità di tenere insieme spiritualità, storia e appartenenza che i riti della Settimana Santa di Taranto continuano a rappresentare uno dei momenti più sentiti della vita cittadina. Nelle aste, nelle sdanghe, nel cammino dell’Addolorata e nella solennità dei Misteri si ritrova il volto più autentico di una città che, anno dopo anno, rinnova il proprio legame con una tradizione tra le più amate e riconoscibili del Sud Italia.
Scopri di più da Tarantini Time Quotidiano
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










