“Dopo quasi un anno di silenzio, il tavolo di monitoraggio su Agromed si è finalmente riunito, ma ciò che abbiamo ascoltato non ci rassicura affatto”. Così Francesco Bardinella, segretario generale Filctem-Cgil Taranto, commenta l’incontro tenutosi giovedì 19 marzo a Bari presso il Comitato Sepac della Regione Puglia, dedicato all’ex stabilimento Miroglio di Castellaneta, destinato a diventare il cuore del progetto Agromed.
“Come organizzazioni sindacali – spiega Bardinella – avevamo sollecitato la convocazione del tavolo da mesi, senza ricevere risposta. Solo ieri siamo riusciti a riportare la vertenza al centro dell’attenzione istituzionale”.
Durante la riunione, il presidente di Agromed, Cavallo, ha parlato di una presunta “svolta”, richiamando quanto annunciato nella conferenza stampa del 2 febbraio, ma per la Filctem-Cgil la situazione resta critica.
“Hanno annunciato con entusiasmo l’avvio di una nuova fase il 2 febbraio – denuncia Bardinella – ma il bando di gara del primo lotto è ancora in fase di elaborazione. E siamo in ritardo di oltre tre anni sul piano assunzionale che avrebbe dovuto riassorbire gli esuberi ex Miroglio. Parlano di svolta, ma i fatti dicono altro”.
Il segretario entra nel merito delle criticità: “Questa narrazione trionfalistica non corrisponde alla realtà. Qui si procede come se fossimo davanti a normali appalti pubblici, ma senza la trasparenza e la tempistica che un progetto strategico dovrebbe garantire”.
La Filctem-Cgil ha posto anche il tema della responsabilità istituzionale, evidenziando l’approccio dell’amministrazione comunale di Castellaneta, che ha chiesto maggiore chiarezza su tempi e piano industriale.
“Abbiamo chiesto alla Regione di assumersi l’impegno di verificare, entro la prossima riunione prevista tra fine giugno e metà luglio, se i lavori del primo lotto saranno effettivamente partiti e se sarà stata completata la parte burocratica per la gara del secondo lotto”.
Bardinella conclude con un monito: “Se a quella data saremo ancora fermi, non escludiamo di chiedere una verifica in sede ministeriale sull’intero progetto e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.
Per il sindacato, la posta in gioco è rilevante: “Non stiamo parlando solo di un cantiere, ma del futuro di lavoratori che attendono da anni risposte concrete. Non accetteremo che ritardi, annunci e passerelle politiche mettano a rischio un progetto che dovrebbe essere un volàno di sviluppo per il territorio”.
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