“Mentre a Civitavecchia il territorio fa quadrato attorno all’investimento della Tyrrhenian Wind Energy, a Taranto si vive in preda ad un destino ineluttabile e avverso. Nessuna informazione. Nessuna idea di sviluppo e soprattutto nessuna condivisione con il territorio da parte del Governo”.
È una presa di posizione netta quella di Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto, che mette a confronto la situazione del capoluogo ionico con quella del comune laziale, dove si starebbe accelerando sul progetto di parco eolico offshore da 270 MW.
“Potremmo far scrivere il cartello, all’ingresso di ogni strada della città – continua – “Benvenuti a Taranto – città degli annunci che non diventano mai azioni concrete””.
Il segretario torna a elencare le criticità irrisolte del territorio: dalla vertenza ex Ilva alle fabbriche dismesse, come l’ex Cementir, fino alle questioni legate al porto e alla sicurezza sul lavoro.
Proprio sul porto si concentra una delle domande centrali: che fine ha fatto la programmazione dei 28 milioni di euro destinati alla riqualificazione dell’area portuale di Taranto, individuata insieme a Brindisi e Augusta come hub dell’eolico italiano?
“È lecito chiederselo? È lecito cercare di saperlo? È lecito porre delle domande, dei dubbi senza essere considerati degli avversari dello sviluppo del territorio?” incalza D’Arcangelo.
Il tema è quello della diversificazione industriale e della produzione di energia alternativa, vista come occasione non solo per la riconversione del territorio ma anche per creare occupazione.
“Diversificazione industriale, produzione di energia alternativa di cui ancora non abbiamo contezza – spiega – e non solo al fine di una riqualificazione produttiva e umana del territorio, ma anche e soprattutto in termini di ricadute occupazionali”.
Un’urgenza resa ancora più evidente, secondo il sindacato, dalla crisi del lavoro locale, segnata da cassa integrazione, procedure di licenziamento collettivo come nel caso della Semat e dalle difficoltà dei lavoratori portuali, con l’indennità di mancato avviamento in scadenza a fine anno.
“Condizioni che tolgono il respiro – prosegue – nonostante i convegni che si svolgono a Taranto e che parlano di un futuro radioso che di fatto non diventa mai presente”.
Critiche anche sul fronte degli investimenti pubblici, ritenuti poco incisivi sul piano occupazionale.
“Penso ai progetti comunali del Sea Hub e Green Belt e ora dei 61 milioni di euro che il sistema difesa avrebbe intenzione di spendere per l’Arsenale della Marina Militare di Taranto – dichiara – piovono milioni e sui giornali appaiono gli altisonanti annunci di questo o quel politico, ma finora non un posto di lavoro in più è stato creato e nessuna crisi aziendale risolta”.
La CGIL chiede l’apertura di un tavolo istituzionale per chiarire le prospettive di sviluppo e le scelte strategiche, anche alla luce dei cambiamenti nelle politiche industriali.
“Non ci opponiamo alle idee di sviluppo del territorio, ma vogliamo capire che origine, che vocazione hanno o avranno – conclude D’Arcangelo – ed è lecito chiedersi se questo investimento esclude quello dei 28 milioni dell’eolico offshore, considerando quello che si muove a Civitavecchia”.
Da qui l’appello finale alle istituzioni locali affinché il tema dello sviluppo torni al centro dell’agenda politica come priorità non più rinviabile.
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