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Una situazione definita ormai insostenibile e che rischia di compromettere il funzionamento delle attività dell’Area Tecnica della Marina Militare nel territorio jonico. È il quadro tracciato dalla CISL FP Taranto Brindisi nel corso dell’incontro che si è svolto oggi a Marina Sud con i responsabili di tutte le Entità presenti sul territorio.
Nel corso del confronto il sindacato ha presentato un documento nel quale vengono evidenziate diverse criticità considerate non più rinviabili. L’obiettivo dell’incontro, secondo quanto spiegato dalla sigla sindacale, è stato quello di portare all’attenzione dei vertici locali della Marina Militare una serie di problematiche che da tempo riguardano il personale civile della Difesa e che, secondo la CISL FP, stanno incidendo in maniera significativa sull’organizzazione e sull’efficienza dei servizi.
“Rappresentare queste urgenze è un nostro preciso dovere; rimanere inermi di fronte a questo scenario sarebbe una grave colpa”, ha dichiarato la Segreteria Territoriale della CISL FP Taranto Brindisi, sottolineando la necessità di affrontare con urgenza le questioni sollevate.
Tra i punti principali contenuti nel documento consegnato nel corso dell’incontro figura la grave carenza di personale. Secondo i dati riportati dal sindacato, negli enti della Marina Militare presenti sul territorio jonico si registrerebbe una scopertura di organico pari a circa il 50%. In termini numerici, mancherebbero all’appello circa 2.500 dipendenti. Una situazione che, secondo la CISL FP, si sarebbe aggravata ulteriormente nel corso del 2026 a causa dei numerosi pensionamenti registrati negli ultimi mesi.
Per questo motivo il sindacato ha chiesto a Marina Sud di farsi portavoce presso i livelli decisionali competenti per l’attivazione di un piano straordinario di reclutamento, attraverso l’indizione di nuovi concorsi pubblici e lo scorrimento delle graduatorie esistenti, con l’obiettivo di colmare il vuoto di personale che sta interessando gli enti del territorio.
Un altro tema affrontato riguarda il progetto relativo al nuovo bacino galleggiante dell’Arsenale militare, destinato alle Unità Navali di ultima generazione. L’acquisizione della nuova infrastruttura viene considerata dal sindacato un segnale positivo, ma allo stesso tempo la CISL FP ritiene necessario aprire un confronto sulle prospettive industriali e occupazionali legate alla realizzazione dell’opera.
Secondo quanto evidenziato nel documento, i quattro anni previsti per la costruzione del nuovo bacino renderebbero opportuno avviare fin da subito un tavolo di confronto che coinvolga istituzioni, organizzazioni sindacali e soggetti interessati, con l’obiettivo di pianificare le ricadute occupazionali e industriali dell’intervento.
Tra le problematiche segnalate figura anche la questione relativa al sistema NoiPA, che riguarderebbe in particolare il personale ex militare transitato nei ruoli civili della Difesa per motivi di salute. Secondo la CISL FP questi dipendenti starebbero affrontando da anni una situazione definita come “un’emergenza nell’emergenza”, a causa di errori contabili che avrebbero generato buste paga alterate e carichi fiscali non corretti.
Nel documento viene affrontata inoltre la gestione degli spazi e delle strutture destinate al welfare del personale. Il sindacato denuncia quello che definisce il fallimento del modello di esternalizzazione adottato per alcune realtà storiche, tra cui lo stabilimento “Saint Bon” e la “Sezione Nautica”.
Secondo la CISL FP, l’affidamento di queste strutture a soggetti privati avrebbe comportato un aumento dei costi per i dipendenti della Difesa, poiché la gestione privata sarebbe inevitabilmente orientata al profitto. Per questo motivo il sindacato propone il ritorno a una gestione “In House”, attraverso l’Amministrazione, il CRAL o enti no-profit, con l’obiettivo di calmierare i prezzi per i lavoratori e le loro famiglie e ripristinare le finalità sociali originarie delle strutture.
Un ulteriore punto riguarda il tema della sicurezza delle basi militari. In una fase internazionale definita delicata, la CISL FP ritiene che la vigilanza non possa essere affidata esclusivamente ai sistemi di videosorveglianza. Per questo il sindacato propone di incentivare l’impiego del personale civile interno che, a seguito di sopravvenuta inidoneità alle mansioni tecniche, potrebbe essere impiegato nei servizi di vigilanza.
Secondo quanto sostenuto dalla CISL FP, questa soluzione consentirebbe di evitare il ricorso ad appalti esterni, che comporterebbero costi molto più elevati rispetto all’impiego di personale interno.
Infine il sindacato ha evidenziato anche la questione relativa ai fondi destinati al lavoro straordinario. Con organici ridotti, sottolinea la CISL FP, diventa difficile garantire gli stessi livelli di servizio, compresi quelli logistici, senza risorse adeguate per coprire le ore di straordinario richieste al personale.
Le problematiche illustrate nel corso dell’incontro saranno portate all’attenzione del Sottosegretario alla Difesa nel prossimo incontro già fissato per il 24 marzo. In quella sede il sindacato intende rappresentare in particolare la questione delle risorse e della carenza di personale.
“Non possiamo assistere a un immobilismo collettivo mentre i servizi essenziali non possono più essere assicurati. È il momento di agire”, conclude la nota diffusa dalla CISL FP Taranto Brindisi.
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