Una vertenza che assume i contorni di un vero e proprio paradosso istituzionale. È quanto denuncia la UILTuCS Puglia insieme alla sede territoriale di Taranto, che accendono i riflettori sulla gestione degli appalti per i servizi di pulizia e portierato nelle sedi giudiziarie del territorio.
Nel mirino del sindacato finisce la Corte d’Appello di Lecce, stazione appaltante del servizio, accusata di aver interrotto le normali relazioni sindacali. Nonostante diverse richieste formali di incontro, la committenza pubblica continuerebbe a confrontarsi esclusivamente con le aziende appaltatrici – Dussmann Service e Bruma Group – ritenendo “irricevibile” il confronto diretto con i rappresentanti dei lavoratori.
Una posizione che la UILTuCS giudica inaccettabile, considerando che le scelte organizzative e contrattuali adottate dalla stazione appaltante incidono direttamente sulle condizioni di lavoro e sui redditi delle maestranze.
Dietro questo rifiuto formale, secondo il sindacato, si nasconderebbe una situazione di forte disorganizzazione del servizio. Alfonso Galiano, componente della segreteria UILTuCS Taranto, parla di un grave vulnus operativo nella gestione degli appalti. Per far fronte alle difficoltà nel servizio di portierato, infatti, verrebbero adottate soluzioni tampone considerate anomale, arrivando a coinvolgere lavoratori non destinati a quelle mansioni per coprire carenze organizzative.
Una situazione che, sempre secondo la UILTuCS, penalizza sia il funzionamento degli uffici giudiziari sia i dipendenti, costretti a lavorare in un contesto caratterizzato da precarietà organizzativa e da una programmazione ritenuta inefficiente.
Le conseguenze più pesanti si registrano sul piano occupazionale ed economico. Il sindacato parla apertamente di “macelleria sociale”. Nel servizio di portierato, infatti, il monte ore complessivo sarebbe stato ridotto unilateralmente da 875 a 600 ore. Una decisione che comporta un taglio significativo degli orari individuali e una perdita salariale stimata intorno al 35% per i lavoratori interessati.
A questo si aggiungerebbero, secondo il sindacato, alcune promesse occupazionali rimaste disattese. In particolare, Dussmann non avrebbe proceduto all’assunzione di quattro unità destinate al servizio di pulizia presso il Tribunale di via Marche a Taranto, mentre Bruma Group avrebbe bloccato l’inserimento di altre due unità nel servizio di portierato, in contrasto – sostiene la UILTuCS – con quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di categoria.
La tensione resta alta. Il sindacato ha già annunciato la possibilità di proclamare un nuovo sciopero, al momento sospeso solo per senso di responsabilità in concomitanza con le imminenti consultazioni referendarie.
Nel frattempo, la UILTuCS sollecita l’intervento della task force regionale per l’occupazione (SEPAC), guidata da Leo Caroli, dalla quale si attende ancora una convocazione.
“La situazione è paradossale – afferma il sindacato – perché proprio nei luoghi dove dovrebbe essere garantita la legalità assistiamo a comportamenti che vanno in direzione opposta”.
A chiusura della denuncia, la UILTuCS richiama una frase di Giovanni Falcone:
“Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così, solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare”.
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