Si è concluso davanti al Tribunale di Taranto il processo celebrato con rito abbreviato nei confronti di un uomo accusato di due episodi di abuso sessuale aggravato ai danni di due giovani donne.
Secondo l’impostazione accusatoria, i fatti si sarebbero verificati nell’arco della stessa giornata attraverso due distinti episodi. Nei capi di imputazione venivano descritti comportamenti ritenuti non consenzienti che avrebbero determinato una situazione di forte disagio e soggezione per le due presunte vittime, aggravata – secondo l’accusa – dalla posizione di autorità che l’imputato avrebbe esercitato nei loro confronti.
Nel corso della discussione finale il pubblico ministero ha ribadito la fondatezza dell’impianto accusatorio chiedendo una condanna severa. “La responsabilità dell’imputato risulta provata dagli elementi raccolti nel corso delle indagini”, ha sostenuto il PM, avanzando una richiesta di pena pari a nove anni di reclusione.
La posizione dell’accusa è stata condivisa anche dai legali di parte civile, intervenuti nel processo per rappresentare le persone offese.
Di diverso avviso la difesa dell’imputato, rappresentata dagli avvocati Mirko Di Bello e Loredana Percolla, che ha contestato la ricostruzione accusatoria evidenziando alcune criticità emerse dall’analisi degli atti processuali.
“La ricostruzione prospettata dall’accusa presenta diversi elementi di incertezza che devono essere valutati alla luce del principio del ragionevole dubbio, che rappresenta uno dei cardini del processo penale”, hanno sostenuto i difensori nel corso dell’arringa.
Al termine della camera di consiglio il giudice ha pronunciato il dispositivo della sentenza. Riconosciuta l’ipotesi attenuata del reato e applicata la riduzione di pena prevista per il rito abbreviato, l’imputato è stato condannato a due anni di reclusione con sospensione condizionale della pena, oltre alle pene accessorie previste dalla legge.
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