Taranto è l’ultima provincia italiana per occupazione femminile. Un dato che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi nazionale di Confartigianato e che, proprio nella giornata dell’8 marzo, riporta al centro del dibattito la condizione delle donne nel mercato del lavoro locale.
Secondo i dati più recenti, in Italia il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni ha raggiunto il 57,4%, il livello più alto degli ultimi vent’anni. In Puglia la percentuale scende al 40,5%, mentre nella provincia di Taranto crolla al 24,6%, collocando il territorio ionico all’ultimo posto tra tutte le 107 province italiane.
Il confronto con le altre province pugliesi evidenzia ulteriormente il divario: Bari registra un tasso di occupazione femminile del 49,2%, Lecce del 43,6%, Brindisi del 42,9%, Foggia del 38,7% e Barletta-Andria-Trani del 29,2%. Taranto resta dunque nettamente al di sotto sia della media regionale sia di quella nazionale.
A rendere il quadro ancora più critico è l’andamento degli ultimi anni. Tra il 2021 e il 2024 Taranto è tra le poche province italiane in cui l’occupazione femminile è diminuita, con una perdita di 6,8 punti percentuali. Anche il divario occupazionale tra uomini e donne risulta tra i più elevati del Paese, con un gap che raggiunge 39,2 punti percentuali, oltre il doppio della media nazionale.
Eppure le donne rappresentano una componente significativa del sistema economico locale. Nel territorio ionico si contano 12.691 imprese femminili, pari al 24,6% del totale delle imprese. Le imprese artigiane guidate da donne sono 1.344, ma incidono solo per il 10,6% sul totale delle imprese femminili.
“Questi numeri non sono semplici statistiche ma raccontano una verità molto chiara: Taranto sta sprecando metà del proprio capitale umano. Essere ultimi in Italia per occupazione femminile non è solo un problema sociale, ma rappresenta un limite serio allo sviluppo economico del territorio” dichiara Silvia Alfino, coordinatrice provinciale del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Taranto.
“Quando le donne non lavorano o sono costrette ad abbandonare il lavoro si impoverisce l’intero sistema economico e sociale. Il lavoro femminile non è una questione di genere: è una leva fondamentale di crescita, innovazione e competitività per le imprese e per l’economia locale”.
Secondo Confartigianato è necessario intervenire con politiche mirate che favoriscano l’occupazione e l’imprenditorialità femminile, puntando su servizi per l’infanzia, accesso al credito, formazione e strumenti che consentano alle donne di entrare e restare nel mercato del lavoro.
“L’8 marzo non può essere solo una ricorrenza simbolica: senza il lavoro delle donne non può esserci una vera crescita del territorio” conclude Alfino.
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