A Taranto, come nel resto d’Italia, le donne continuano a guadagnare meno dei colleghi uomini. È quanto denuncia la FILCAMS CGIL Taranto, il sindacato che rappresenta lavoratrici e lavoratori del terziario, commercio e servizi.
“Dal nostro osservatorio il dato è macroscopico” afferma Daniele Simon, segretario generale della FILCAMS CGIL Taranto.
Secondo i dati citati dal sindacato, nel commercio a Taranto e provincia – fonte Rendiconto INPS – a fronte di una paga media giornaliera lorda di circa 50 euro per le donne, gli uomini nello stesso settore arrivano a guadagnare circa 74 euro.
“Nel commercio, ad esempio, a Taranto e provincia (fonte Rendiconto INPS – ndr) a fronte di una paga media giornaliera lorda di circa 50 euro per le donne, i colleghi maschi nello stesso settore ne guadagnano 74. Differenze si registrano anche nel settore della ristorazione dove una donna riceve un salario orario lordo di poco più di 40 euro, mentre gli uomini ne ricevono quasi 53. Non va meglio nel saldo assunzioni – dice Serena De Siena, segretaria provinciale della FILMCAS Taranto – Nel 2024 le assunzioni maschili sono state di quasi 25mila unità, mentre le donne (con picchi soprattutto nei contratti a tempo determinato e stagionale) superano di poco quota 16mila”.
Il quadro delineato dal sindacato evidenzia inoltre livelli di disoccupazione femminile particolarmente elevati nel territorio ionico. A Taranto, spiegano dalla FILCAMS, la disoccupazione femminile supera il 32% nella fascia tra i 25 e i 34 anni e raggiunge il 43,5% tra i 35 e i 49 anni, a fronte di percentuali molto più basse tra gli uomini.
A questo si aggiungono condizioni lavorative spesso segnate da precarietà, salari bassi e carichi familiari e di cura che ricadono prevalentemente sulle donne.
Per questo, il giorno successivo alla Giornata Internazionale della Donna, la FILCAMS CGIL ha proclamato uno sciopero dedicato proprio alle lavoratrici che vivono questa condizione di disparità.
“Nessuna sterile celebrazione – dice Simon – il 9 marzo sarà sciopero, perché proprio nel nostro settore c’è un’alta concentrazione di lavoro femminile e guarda caso proprio nel nostro settore, che va dal commercio alle mense, dagli alberghi ai servizi di pulizia, siamo costretti a registrare una forte componente di lavoro povero, con salari da fame, inquadramenti contrattuali inadeguati, degenerazione della flessibilità e una quota altissima di lavoro domenicale e festivo che mal si concilia anche con le necessità famigliari di una donna”.
Nel comunicato la FILCAMS CGIL richiama anche alcuni recenti passaggi parlamentari, tra cui la bocciatura alla Camera degli articoli della proposta di legge sul congedo paritario e il disegno di legge presentato al Senato il 27 gennaio scorso sul tema del consenso nei casi di violenza sessuale.
“Per la FILCAMS e per la CGIL, la libertà delle donne passa anche da leggi che le isolano ulteriormente e da un serio intervento, come esprime la Direttiva europea 2023/90 sulla trasparenza retributiva che combatte il precariato e la disparità salariale – conclude Serena De Siena – Per questo il 9 marzo agiremo lo strumento tipico del sindacato: lo sciopero!”.
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