La storica Nave Giuseppe Garibaldi (C 551), per oltre vent’anni unità di bandiera della Marina Militare, sembra ormai destinata a lasciare definitivamente l’Italia. L’unità navale dovrebbe infatti essere ceduta a titolo gratuito alla Repubblica di Indonesia entro la fine dell’anno, in attesa dell’ultimo passaggio formale: il via libera delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, che appare ormai una semplice formalità.
Di fronte a questa prospettiva, il Dipartimento Nautico e Navalmeccanico di CONFAPI Taranto esprime apertamente il proprio rammarico. Con la cessione della portaerei svanisce infatti la possibilità – già considerata negli anni scorsi – di trasformare la Garibaldi in un museo galleggiante capace di raccontare la storia di una delle unità più rappresentative della flotta italiana.
Secondo l’associazione, si sarebbe trattato di un progetto capace di generare ricadute importanti sul piano turistico e culturale per Taranto, città che per oltre quarant’anni ha rappresentato il principale punto di riferimento operativo della nave. Un’attrazione di questo tipo avrebbe potuto rafforzare la vocazione internazionale del capoluogo ionico, soprattutto in vista di appuntamenti come i Giochi del Mediterraneo Taranto 2026.
La prospettiva, però, si è progressivamente allontanata. Già dallo scorso anno era emerso che per la portaerei si stavano valutando scenari diversi rispetto alla musealizzazione.
A pesare sulla decisione sono soprattutto i costi: il mantenimento della nave comporterebbe spese annuali stimate attorno ai 5 milioni di euro, mentre eventuali operazioni di dismissione e bonifica potrebbero arrivare a circa 19 milioni.
La scelta dello Stato – sottolineano gli operatori del settore – risponde probabilmente a valutazioni economiche e strategiche, oltre che alla possibilità di rafforzare i rapporti con l’Indonesia anche in chiave industriale e militare. Resta tuttavia il rammarico per un’occasione che avrebbe potuto offrire al territorio ionico una nuova prospettiva di valorizzazione culturale ed economica.
Molti avrebbero voluto continuare a vedere la Garibaldi nel suo Paese, magari proprio nel porto che l’ha accolta per decenni. Un’ipotesi che, con la cessione ormai imminente, sembra destinata a rimanere soltanto un desiderio.
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