“Non si può morire di lavoro”. È il grido di dolore e rabbia lanciato dal Partito della Rifondazione Comunista di Taranto e dal Circolo “Peppino Impastato” dopo la morte dell’operaio deceduto mentre lavorava nello stabilimento ex Ilva.
In una nota, le due realtà politiche esprimono “profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia e ai colleghi dell’operaio che ha perso la vita mentre lavorava nello stabilimento ex Ilva”, tornando a puntare l’attenzione sulle condizioni di sicurezza all’interno del sito siderurgico.
Secondo Rifondazione Comunista, quanto accaduto non può essere considerato un evento imprevedibile: “Non è fatalità, né tantomeno un incidente: è inaccettabile che a distanza di nemmeno due mesi ci troviamo davanti di nuovo ad un infortunio mortale, avvenuto con dinamiche simili a quelle che portarono alla morte di Claudio Salamida”.
Nel comunicato si sottolinea come, nonostante le segnalazioni avanzate nel tempo da sindacati e associazioni, “poco o nulla è stato fatto sulle carenze strutturali e sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie”.
Il partito parla apertamente di responsabilità politiche e istituzionali, affermando che “ogni giorno di ritardo sulle manutenzioni è una scommessa sulla pelle di chi lavora”, accusando inoltre il Governo di continuare “a prendere tempo e a rinviare gli interventi urgenti, più volte invocati dai sindacati”.
La presa di posizione si conclude con un appello netto: “La sicurezza deve tornare a essere un diritto imprescindibile, non un lusso concesso dal caso”.
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