Si è tenuto questa mattina, presso il Seminario Arcivescovile di Taranto, il convegno organizzato da ASL Taranto dal titolo “La qualità della vita e la dignità del malato: il ruolo cruciale delle sinergie tra professionisti ospedalieri e servizi territoriali”. Un’occasione di confronto tra professionisti della salute, rappresentanti del mondo ecclesiale e associazioni del territorio con l’obiettivo di mettere al centro dell’assistenza sanitaria la persona malata, riconoscendo la sua dignità e la qualità della sua vita in tutte le fasi del percorso di cura.
Il filo conduttore dell’evento è stato l’integrazione tra ospedale e servizi territoriali che favorisce la continuità assistenziale e una presa in carico multidisciplinare in grado di migliorare il benessere del malato e il suo percorso di cura.
Un focus è stato dedicato alle figure coinvolte nell’assistenza: accanto agli operatori sanitari, infatti, rivestono un ruolo fondamentale nel percorso di cura anche i caregiver, che necessitano di supporto e formazione per poter svolgere il proprio ruolo in modo consapevole.
Nell’accompagnamento della persona malata nel suo percorso di cura o di fine vita si inserisce anche la Chiesa, favorendo una cura integrale, che comprenda, cioè, non solo gli aspetti clinici, ma anche quelli relazionali e spirituali. In tal senso, l’integrazione tra sanità, territorio e comunità ecclesiale risulta fondamentale per tutelare la dignità della persona malata e garantire un supporto anche alla sua famiglia.
“La persona è al centro dell’attenzione di tutte le istituzioni e della comunità con la propria storia e le proprie esperienze – ha dichiarato l’Arcivescovo di Taranto S.E. Ciro Miniero – La comunità cristiana fa sentire la sua presenza con l’incontro, l’ascolto e il sostegno, affinché la persona si senta davvero curata e pensata dall’altro”.
“Il modello di assistenza integrato ospedale-territorio accompagna la persona tra servizi sanitari, strutture e domicilio – ha affermato il Commissario Straordinario Vito Gregorio Colacicco – La collaborazione tra più attori favorisce la costruzione di percorsi di cura sempre più personalizzati ed efficaci, ma soprattutto più umani e rispettosi della dignità del malato e della sua famiglia”.
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